Punti salienti dell’articolo:
- La gestione del rischio della catena di approvvigionamento (SCRM, Supply Chain Risk Management) è l’insieme dei processi, pratiche e procedure per identificare e mitigare le minacce alla catena di approvvigionamento di un’impresa.
- Uno studio del 2023 condotto da Interos, società specializzata nella resilienza della catena di approvvigionamento, ha rilevato che le organizzazioni con ricavi annuali pari ad almeno 500 milioni di dollari perdono ancora 80 milioni di dollari all’anno a causa di interruzioni nella catena di approvvigionamento.
- Un programma SCRM completo deve andare oltre la mera identificazione e valutazione dei rischi associati ai fornitori, ai partner commerciali e alle catene di approvvigionamento.
- Come sottolineato da McKinsey in un articolo del 2023 sull’argomento, «Dopo le interruzioni su larga scala degli ultimi anni, il rischio della catena di approvvigionamento è passato dall’essere un tema di nicchia a una delle tre principali priorità nell’agenda del top management.»
Che cos’è la Supply Chain Risk Management (SCRM)?
La gestione del rischio della catena di approvvigionamento (SCRM) è l’insieme dei processi, pratiche e procedure per identificare e mitigare le minacce alla catena di approvvigionamento di un’azienda. L’obiettivo generale di qualsiasi sistema di gestione del rischio nella catena di approvvigionamento è sviluppare e implementare misure preventive contro potenziali interruzioni dei fornitori diretti, dei produttori sub-tier e della continuità complessiva della supply chain aziendale.
L’obiettivo generale di qualsiasi sistema di gestione del rischio nella catena di approvvigionamento è sviluppare e implementare misure preventive contro potenziali interruzioni dei fornitori diretti, dei produttori sub-tier e della continuità complessiva della supply chain aziendale.
Secondo il National Institute of Standards and Technology (NIST), ente governativo rivolto allo sviluppo dell’innovazione e della competitività degli Stati Uniti nei campi scientifici e ingegneristici, questi rischi possono derivare «dal fornitore, dal prodotto fornito e dalle sue subcomponenti, oppure dalla stessa catena di approvvigionamento (ad esempio: produzione iniziale, packaging, manipolazione, stoccaggio, trasporto, operazioni di missione e smaltimento).»
La globalizzazione ha moltiplicato le vulnerabilità della supply chain
Le catene di approvvigionamento sono oggi più complesse che mai. La globalizzazione degli scambi e della produzione, accelerata tra gli anni ‘80 e ’90, ha collegato le imprese a fornitori di tutto il mondo e questa interdipendenza globale e iper-specializzazione sono di fatto continuate nell’ultimo quarto di secolo. (Nonostante le discussioni su onshoring, nearshoring e deglobalizzazione, i dati sugli scambi non supportano un netto calo né inversione del commercio internazionale, delle esportazioni e delle importazioni.) Oggi, singoli prodotti richiedono decine o centinaia di input produttivi provenienti da stabilimenti e impianti di assemblaggio sparsi a livello globale. Una delle principali conseguenze negative di queste supply chain estremamente complesse è che le aziende che vi fanno affidamento hanno un numero crescente di vulnerabilità e possibili punti critici. Organizzazioni con reti di fornitori ramificate fino a tre, quattro o cinque livelli si trovano esposte a rischi che includono eventi climatici estremi, conflitti commerciali, chiusure di stabilimenti e l’insolvenza finanziaria di produttori specifici, tra gli altri.
Organizzazioni con reti di fornitori ramificate fino a tre, quattro o cinque livelli si trovano esposte a rischi che includono eventi climatici estremi, conflitti commerciali, chiusure di stabilimenti e l’insolvenza finanziaria di produttori specifici, tra gli altri.
In questo scenario dall’elevato livello di rischio, la gestione del rischio della catena di approvvigionamento può essere considerata come una sorta di barriera operativa. La SCRM offre una protezione contro la moltitudine di minacce che caratterizzano le supply chain globali odierne. Strategie efficaci di gestione del rischio nella catena di approvvigionamento consentono alle aziende di affrontare, neutralizzare e difendersi da un insieme sempre più vasto di sfide.
Perché la SCRM è oggi più importante che mai
La pandemia di COVID-19 ha rappresentato una potente dimostrazione della fragilità della supply chain globale – e delle pesanti ripercussioni finanziarie che ne derivano. Le interruzioni nella catena di approvvigionamento hanno costato alle grandi aziende in settori chiave come l’energia e l’aerospaziale una media di oltre 180 milioni di dollari sia nel 2020 che nel 2021. Solo l’industria automobilistica ha subito nello stesso periodo perdite nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari. Le interruzioni e le carenze di materiali hanno anche inciso profondamente sui costi delle materie prime. Il Producer Price Index ha infatti registrato un aumento del prezzo delle commodity del 19% tra maggio 2020 e maggio 2021: si tratta della maggiore crescita da decenni.
E se l’entità e la frequenza delle interruzioni alla catena di approvvigionamento si sono ridotte negli ultimi due anni — in seguito alla diminuzione dei casi di coronavirus e al ritorno alla produzione standardizzata — vi sono ampie evidenze che suggeriscono come le supply chain non torneranno mai più alla stabilità pre-pandemica.
E se l’entità e la frequenza delle interruzioni alla catena di approvvigionamento si sono ridotte negli ultimi due anni, vi sono ampie evidenze che suggeriscono come le supply chain non torneranno mai più alla stabilità pre-pandemica.
Uno studio del 2023 realizzato da Interos ha rilevato che le organizzazioni con ricavi annuali pari ad almeno 500 milioni di dollari perdono ancora 80 milioni di dollari l’anno a causa di interruzioni della supply chain (inclusi eventi meteorologici estremi, dispute geopolitiche e attacchi informatici). Il “Supply Chain Stability Index”, uno strumento creato da Association for Supply Chain Management (ASCM) e KPMG, rafforza l’idea che la continuità di filiera goduta prima della pandemia resta ben lontana dall’essere recuperata. «Un ritorno completo alla normalità pre-pandemica resta improbabile nel 2024», hanno scritto le organizzazioni. Tra le nuove minacce figurano «chiusure nei corridoi commerciali USA-Messico e crescenti conflitti che portano ad attacchi contro navi mercantili nel Mar Rosso».
Queste statistiche e prospettive degli esperti testimoniano il fatto che le organizzazioni continuano a trovarsi esposte a rischi elevati lungo le loro filiere e dovranno navigare tra queste minacce ancora per molto tempo. Riassumendo, è proprio questo il motivo per cui la gestione del rischio della catena di approvvigionamento è così essenziale. La SCRM aiuta le aziende a sviluppare strategie e misure preventive in grado di rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento, fungendo da barriera critica in un panorama di rischi sempre più insidioso. Grazie allo sviluppo e all’implementazione di strumenti di gestione del rischio della supply chain, è possibile riconoscere le minacce e adattarsi ad esse prima che si trasformino in eventi critici in grado di complicare la logistica e compromettere la produzione. Attraverso una serie di best practice che includono piani di contingenza, modelli di rischio, trasparenza dei dati e software di intelligence avanzata, la SCRM è in grado di mitigare efficacemente i pericoli e ridurne al minimo gli impatti.
Le tipologie di rischio più critiche nella supply chain
La disciplina della gestione del rischio della catena di approvvigionamento non si focalizza esclusivamente su una singola minaccia o forma di interruzione. Al contrario, la SCRM è ideata per rafforzare le organizzazioni contro molte delle minacce più diffuse presenti nelle supply chain globali oggi. Queste includono:
- Disastri naturali ed eventi climatici estremi: uragani, alluvioni, terremoti, ondate di calore.
- Fallimento dei fornitori e problematiche legate alla loro salute finanziaria.
- Attacchi informatici, violazioni di dati e altri rischi legati alla cybersecurity.
- Trade compliance. Comprende sanzioni, controlli su esportazioni e importazioni, e altre restrizioni normative.
- Conformità ambientale, incluse le nuove normative in ambito ESG e sostenibilità.
- Chiusure di stabilimenti produttivi.
- Temi geopolitici: effetti di conflitti armati, guerre commerciali e attacchi terroristici.
- Capacità di produzione e carenza di fornitori.
- Problemi causati dall’obsolescenza.
Questi rischi possono portare a una serie di conseguenze per i produttori. Oltre ai costi finanziari delle interruzioni nella supply chain – che facilmente possono arrivare a decine di milioni di dollari per le grandi organizzazioni, con impatti negativi su ricavi netti e profitti annuali – gli effetti si propagano anche oltre alla sola dimensione economica. Le aziende i cui fornitori non risultano conformi alle normative vigenti, o che violano gli standard di sostenibilità, possono inoltre subire danni reputazionali.
I danni derivanti da questi eventi possono raggiungere facilmente decine di milioni di dollari per le grandi organizzazioni, influenzando negativamente ricavi netti e risultati annuali.
Letture consigliate: Perché i disastri naturali sconvolgeranno le catene di approvvigionamento nel prossimo decennio
Questi rischi sono stati protagonisti recenti, quando numerosi report delle principali testate hanno evidenziato come una indagine parlamentare abbia rivelato legami tra i maggiori produttori automobilistici e il lavoro forzato. L’indagine ha evidenziato che diversi costruttori – tra cui BMW e Volkswagen – stavano importando componenti da un fornitore cinese coinvolto in pratiche di lavoro forzato nello Xinjiang. Al di là delle conseguenze finanziarie, il fatto che grandi multinazionali riconosciute abbiano tratto beneficio da forme di sfruttamento lavorativo in Cina può causare gravi impatti reputazionali. (Poiché governi e consumatori sono sempre più sensibili a standard di sostenibilità e a indicatori ESG di prestazione aziendale, violazioni di questo tipo diventeranno sempre più difficili da ignorare o superare.)
Inoltre, interruzioni legate a sanzioni, restrizioni commerciali e compliance ambientale possono comportare sanzioni legali che includono multe, penali, blocco e sequestro di spedizioni. Una violazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D) dell’Unione Europea – adottata ufficialmente a maggio – può comportare una sanzione fino al 5% del fatturato globale totale dell’azienda.
Componenti chiave di un sistema SCRM efficace
Le aziende che intendono rafforzare le proprie pratiche di SCRM – o adottare strumenti di gestione del rischio nella supply chain necessari ad operare al massimo livello – hanno oggi a disposizione un’offerta in rapida crescita. I migliori sistemi di supply chain risk management sono standardizzati e metodici, applicando processi rigorosamente definiti a molteplici tipologie di rischio e fornitori.
I migliori sistemi di supply chain risk management sono standardizzati e metodici, applicando processi rigorosamente definiti a molteplici tipologie di rischio e fornitori.
Identificazione del rischio
Come dettagliato nella nostra serie in due parti sull’analisi del rischio fornitori, il primo passo di qualsiasi programma SCRM efficace consiste nell’identificare le minacce più rilevanti per la supply chain aziendale. Queste riguardano rischi universali come eventi meteorologici estremi, compliance normativa e conflitti geopolitici, così come disruption tipiche di settore come l’obsolescenza e le dipendenze sub-tier.
Modellazione e valutazione del rischio SCRM
Una volta compreso il pieno perimetro dei rischi nella propria catena di approvvigionamento, occorre predisporre un modello di rischio per valutarli. Questi modelli includono spesso una matrice di rischio, utile ai produttori per analizzare il livello di minaccia rappresentato dai singoli fornitori in base a gravità e probabilità. Una volta completato il modello, lo strumento di gestione del rischio nella supply chain consente di analizzare e valutare fornitori, produttori sub-tier, possibili svolte strategiche e altri scenari ipotetici.
Letture consigliate: Sviluppare e implementare un modello di rischio per la supply chain dei semiconduttori
Misure di mitigazione del rischio SCRM
Un programma SCRM completo deve andare oltre la mera identificazione e valutazione dei rischi associati a fornitori, partner e catene di approvvigionamento. Nei complessi e multilaterali scenari di rischio delle supply chain globali attuali, occorre anche sviluppare e implementare misure preventive basate sui dati e sulle valutazioni delle minacce. Le seguenti pratiche strategiche consentono alle aziende di proteggersi dalle interruzioni e di ridurre i danni, su molteplici fronti.
- Multisourcing: Pratica consolidata nell’ambito degli acquisti e della gestione della supply chain, il multisourcing offre flessibilità, agilità e resilienza nelle situazioni impreviste. Disporre di fornitori alternativi a ogni livello consente ai produttori di reagire tempestivamente a molteplici tipi di interruzione, mantenendo la continuità e accelerando l’intervento di recovery.
- Nearshoring/Onshoring: Una strategia che si è imposta in un’epoca di crescente tensione commerciale con la Cina e pressioni politiche per rivedere la globalizzazione incontrollata. Il ricorso a fornitori nearshore o onshore aiuta anche le aziende produttrici statunitensi a mantenere la continuità della supply chain e ad ottenere una visibilità più solida sulle attività dei partner commerciali.
- Visibilità sui fornitori e trasparenza dei dati: Una SCRM efficace richiede di andare oltre l’analisi dei dati e la modellazione dei rischi. Occorre instaurare dialogo con i fornitori e gli altri stakeholder di filiera, rafforzando i canali di comunicazione. Solo coltivando tali rapporti è possibile raggiungere i livelli di visibilità e trasparenza determinanti per una gestione efficace del rischio. (Strumenti dedicati alla gestione del rischio della catena di approvvigionamento possono aiutare concretamente le aziende ad aumentare la propria visibilità sui fornitori.)
- Supply Chain Mapping: Si tratta di una delle attività più complesse dal punto di vista logistico, ma anche – non casualmente – di una leva fondamentale per visualizzare la catena di approvvigionamento e individuarne i punti più critici. Mappature dettagliate della filiera permettono ai professionisti dell’approvvigionamento di comprendere con maggior precisione il processo produttivo, rendendo più efficaci e mirate le altre misure di mitigazione del rischio.
- Strumenti di Supply Chain Risk Management: Le aziende che desiderano aumentare la maturità del loro SCRM system ma sono intimorite dalla complessità e mole del compito possono affidarsi a strumenti dedicati – soluzioni software avanzate e piattaforme sofisticate – in grado di agire da veri e propri strumenti “all-in-one”. Queste soluzioni, veri «coltellini svizzeri» della supply chain, offrono mapping, gestione della compliance, valutazione dei rischi dei fornitori e sub-tier intelligence, tra le altre funzioni. I migliori strumenti SCRM forniscono anche punteggi di rischio per i componenti elettronici, aggiungendo una nuova dimensione alla resilienza generale dell’azienda.
- Contingency Planning: Qualunque sia l’industria, una gestione del rischio efficace impone di codificare piani di emergenza da attivare al verificarsi di determinate situazioni. Queste procedure andrebbero formalizzate nelle policy aziendali, così che le risorse possano seguire processi chiari nei momenti di crisi. Tali piani aiutano i responsabili ad agire rapidamente e con la massima efficacia nell’attivazione delle misure di contenimento.
Monitoraggio continuo degli stakeholder della supply chain
È importante ricordare che le interruzioni – e i rischi operativi che ne sono causa – non sono elementi statici o immutabili della catena di approvvigionamento. Al contrario, si tratta di fenomeni dinamici, soggetti costantemente a molteplici variabili che includono tutto, dal cambiamento climatico ai conflitti internazionali, dalle normative agli orientamenti dei consumatori. Per questa ragione, la SCRM e le sue pratiche vanno integrate con uno sforzo continuo per monitorare fornitori e vulnerabilità emergenti. Un stakeholder valutato come a basso rischio oggi, può presentare un profilo di rischio drammaticamente diverso dopo 18 mesi. Acquisire e analizzare regolarmente nuovi dati, rinnovando le valutazioni di rischio, aiuta le aziende produttrici ad evitare scelte strategiche basate su valutazioni obsolete o dati non aggiornati.
A causa di questa dinamicità intrinseca, la SCRM e le pratiche correlate richiedono un monitoraggio continuo dei fornitori e delle relative vulnerabilità potenziali.
I principali ostacoli all’implementazione di un sistema SCRM
Sebbene i vantaggi della supply chain risk management siano evidenti a molte aziende e ai loro vertici, l’adozione di pratiche SCRM può risultare lenta, esitante o perfino ostacolata. Spesso, le ragioni vanno oltre la semplice inerzia o resistenza al cambiamento.
In alcuni casi, i professionisti della gestione della catena di approvvigionamento sono semplicemente sopraffatti dall’enorme quantità di dati necessari per comprendere i fornitori e produrre valutazioni accurate sui rischi. Spesso è arduo reperire informazioni critiche sugli stakeholder; può inoltre capitare che i fornitori siano poco collaborativi quando vengono richiesti dettagli su sub-tier, prassi interne o altre informazioni sensibili. In altri casi, gli esperti di sourcing strategico possono incontrare difficoltà nello sviluppo di modelli di rischio efficaci e oggettivi, o dubitare delle proprie valutazioni riguardo a severità e probabilità dei rischi. Spesso, infine, le organizzazioni con vincoli di budget esitano di fronte ai costi per acquisire competenze, tecnologia e formazione necessari a costruire un robusto programma SCRM.
Nonostante questi ostacoli, il campo della gestione del rischio della supply chain è su una traiettoria di crescita inequivocabile. Come sottolineato da McKinsey in un articolo del 2023 sull’argomento, «Dopo le interruzioni su larga scala degli ultimi anni, il rischio della catena di approvvigionamento è passato dall’essere un tema di nicchia a una delle tre principali priorità nell’agenda del top management.» In un mondo scosso da conflitti armati, guerre asimmetriche e ibride, tensioni commerciali e fenomeni climatici sempre più estremi, essere in grado di gestire il rischio con efficacia e precisione è una risorsa di valore inestimabile per la continuità aziendale. Nei prossimi anni, potrebbe rivelarsi una condizione essenziale per la sopravvivenza stessa dell’impresa.