Che cos’è la compliance ESG?
La compliance ESG rappresenta l’impegno di un’impresa verso standard e best practice in ambito ambientale, sociale e di governance — ovvero l’attenzione all’ambiente, il rispetto delle persone e la gestione etica della società. Si tratta, in sostanza, di porsi la domanda: «Questa azienda sta facendo la cosa giusta?» in ciascuna di queste tre aree. Negli ultimi anni la compliance ESG è diventata una parola d’ordine nel mondo aziendale e ha persino generato controversie in Parlamento. Tuttavia, al di là delle opinioni personali, la compliance ESG impatterà comunque l’attività dell’impresa — conviene quindi approfondire l’argomento.
Compliance ambientale
La «E» di ESG indica la compliance «ambientale», ovvero le pratiche e gli standard di sostenibilità adottati da un’impresa. Ciò include le iniziative per ridurre le emissioni di carbonio, il risparmio energetico e idrico, la gestione responsabile dei rifiuti e la tutela degli ecosistemi, solo per citarne alcuni. Sebbene molti di questi interventi siano volontari, esistono regolamenti ambientali ai quali le aziende devono attenersi a prescindere dalle preferenze personali — ma ne parleremo più avanti.
In generale, la compliance ambientale porta diversi vantaggi anche in termini economici, come la riduzione dei costi operativi e l’attrazione di consumatori sensibili all’ecosostenibilità. Un’indagine del 2021 ha rilevato che due terzi degli americani sono disposti a pagare di più per acquistare un prodotto sostenibile, e il 78% tende a preferire prodotti etichettati come ecologici. (Altrettanto indicativo il fatto che oltre tre quarti dei consumatori dichiara che interromperebbe i rapporti con un’azienda che trascurasse i principi ESG.)
Inoltre, gli investitori monitorano con attenzione la compliance ambientale, poiché incide sulla solidità a lungo termine e sulla reputazione aziendale, nonché sulle dinamiche dell’economia globale. Studi recenti dimostrano che l’aumento delle temperature potrebbe ridurre il PIL globale fino al 25%, ponendo una minaccia diretta all’economia. Gli investitori sono consapevoli che le imprese in linea con la normativa ambientale sono meglio preparate ad affrontare le sfide della crisi climatica e contribuiscono a un’economia sana e in crescita.
Compliance sociale
La «S» di ESG rappresenta la compliance «sociale», vale a dire l’impegno dell’impresa nel trattamento etico di dipendenti, clienti, fornitori e comunità — in pratica di tutte le persone coinvolte, direttamente o indirettamente, nel business. Rientrano in quest’ambito il rispetto delle normative e dei principi su diritti umani, pratiche di lavoro eque, diversità, equità e inclusione (DEI).
La compliance sociale è oggi più importante che mai: nel 2023 sia i consumatori sia i dipendenti valutano le iniziative di responsabilità sociale d’impresa (CSR, Corporate Social Responsibility) alla base delle proprie scelte. Secondo indagini recenti, l’83% dei dipendenti prenderebbe in considerazione di lasciare il proprio posto se l’azienda adottasse pratiche CSR irresponsabili, mentre il 54% dei consumatori mondiali considera le politiche CSR nelle proprie decisioni di acquisto. La non conformità in ambito sociale può inoltre portare a boicottaggi, contenziosi legali e una reputazione di brand compromessa.
Anche dal punto di vista degli investitori, la compliance sociale incide sulle prospettive e sulla solidità a lungo termine di un’impresa: il 78% ritiene i report CSR «importanti» nell’analisi dell’azienda. Operando in modo responsabile verso comunità, clienti e collaboratori, una società può rafforzare il sostegno degli stakeholder, garantire redditività ed evolvere in modo sostenibile.
Governance aziendale
La «G» di ESG fa riferimento alla «governance», ossia alle modalità con cui una società garantisce decisioni etiche nell’interesse dell’impresa. Ciò comprende aspetti come leadership e retribuzioni dei vertici, composizione del consiglio di amministrazione, diritti degli azionisti, misure anti-corruzione e altre pratiche di governo societario.
Una governance solida è fondamentale per la reputazione di un’impresa e per il valore riconosciuto dagli azionisti, sotto diversi aspetti. In primo luogo, allinea gli interessi di dipendenti, dirigenti, membri del CDA e azionisti, permettendo decisioni aziendali più vantaggiose per tutti. In secondo luogo, garantisce strategia, direzione e obiettivi chiari e comunicabili, aumentando la fiducia di investitori e stakeholder. Terzo, dimostra agli investitori una struttura capace di resistere alle crisi. E infine, crea trasparenza verso gli stakeholder aziendali e il pubblico, caratteristica che il 60% dei consumatori considera prioritaria nell’analisi di un brand.
Reportistica, punteggi, framework e normative ESG
Che cos’è la rendicontazione ESG?
Ricorda le pagelle della scuola primaria? La rendicontazione ESG è l’equivalente aziendale: rende pubblico il grado di rispetto verso ambiente, persone e strutture di leadership.
Le aziende raccolgono dati sulle proprie azioni rispetto a ciascuna delle tre aree citate, così da tracciare concretamente i progressi e renderli disponibili per investitori, clienti e opinione pubblica. La reportistica ESG è importante quanto l’operare stesso in conformità: rafforza l’accountability, promuove la trasparenza e stimola al miglioramento continuo dei processi. Inoltre, supporta gli investitori nelle decisioni consapevoli su dove investire, favorendo la raccolta di capitali.
Che cos’è l’ESG scoring?
L’ESG scoring (punteggio ESG) misura come un’impresa comunica gli sforzi per la compliance ESG. Se è semplice «sembrare» conforme attraverso comunicati o campagne marketing, queste azioni non sempre corrispondono a cambiamenti concreti. Lo scoring ESG premia infatti solo le azioni reali intraprese.
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Sebbene non esista un unico ente ufficiale incaricato di attribuire il punteggio ESG, tipicamente il punteggio è rilasciato da società d’investimento, consulenza o da ONG e agenzie specializzate, sulla base di un’analisi approfondita delle informazioni pubbliche sulle iniziative ESG dell’azienda.
Diventa sempre più comune presentare un ESG disclosure assieme alla reportistica trimestrale o annuale, per dimostrare l’impegno verso le finalità ESG.
Che cos’è un framework ESG?
I framework ESG sono linee guida volontarie, sviluppate da enti diversi, che aiutano le aziende a pianificare le iniziative di compliance ESG. Forniscono anche indicazioni su opportunità, rischi e sulle modalità di reportistica ESG. In termini semplici: se la reportistica ESG equivale a una pagella, il framework è la mappa che guida l’azienda verso gli obiettivi. Sono disponibili numerosi framework, ma esistono alcuni standard chiave che conviene conoscere.
Principali framework ESG
Global Reporting Initiative (GRI)
La Global Reporting Initiative (GRI) è l’organizzazione internazionale indipendente che supporta imprese e organizzazioni nel rispondere agli impatti ESG, fornendo linee guida globali per comunicare tali impatti. Riconosciute e ampiamente adottate, le linee guida sono nate nel 1997, in seguito alla fuoriuscita di petrolio dalla Exxon Valdez; da allora, si sono evolute per includere anche aspetti sociali e di governance.
Gli standard GRI si dividono in tre sezioni: Universal Standards, Sector Standards e Topic Standards. Gli Universal Standards sono principi di rendicontazione validi per tutte le aziende; i Sector e Topic Standards sono invece specifici per settore/industria (petrolio, agricoltura, tessuti ecc.). L’obiettivo del GRI è sviluppare linee guida settoriali per 40 settori differenti, così da consentire a molte imprese di realizzare una rendicontazione ESG dettagliata.
Sustainability Accounting Standards Board (SASB)
Il Sustainability Accounting Standards Board (SASB) è un’organizzazione non profit che aiuta società di 77 settori diversi a divulgare informazioni ESG rilevanti agli investitori. Fondato nel 2011 per dotare aziende e investitori di un linguaggio comune sugli impatti finanziari della sostenibilità, oggi SASB è suddiviso in cinque dimensioni: ambiente, capitale umano, capitale sociale, business model e innovazione, leadership e governance.
Dal 2022 SASB è stato inglobato nell’International Sustainability Standards Board (ISSB), ampliando così la sinergia tra le principali iniziative di rendicontazione globali, incluso il Task Force for Climate-related Financial Disclosures (TCFD).
Task Force for Climate-related Financial Disclosures (TCFD)
Il Task Force for Climate-related Financial Disclosures (TCFD) è stato istituito nel 2015 per promuovere le raccomandazioni su quali informazioni ESG le aziende dovrebbero comunicare a investitori, finanziatori e assicuratori per valutare e prezzare correttamente i rischi connessi al cambiamento climatico. Nel 2017 la task force ha pubblicato le proprie raccomandazioni, organizzate in quattro pilastri (governance, strategia, gestione dei rischi, metriche e obiettivi) per fornire a imprese e investitori una comprensione più approfondita dei rischi climatici connessi al business.
Che cos’è una regolamentazione ESG?
Una volta introdotti reportistica e framework ESG, resta da considerare il tema delle normative ESG. Si tratta di requisiti di legge che obbligano le aziende a rivelare pratiche ambientali, sociali e di governance. Ma che cosa implica concretamente?
Diversamente dai framework, la cui adozione è volontaria, le regolamentazioni ESG sono obbligatorie. Se i framework forniscono una struttura flessibile per migliorare e rendicontare sul piano ESG, le normative impongono criteri precisi e hanno implicazioni legali. Il mancato rispetto può comportare serie conseguenze, tra cui sanzioni, contenziosi legali e danni reputazionali. Il caso della banca Wells Fargo, per esempio, che sta per pagare 97,8 milioni di dollari di sanzioni per gestione inadeguata dei rischi di compliance, insegna come una situazione di «non conformità» possa allontanare investitori, limitare l’accesso ai capitali e provocare un backlash da parte dei clienti. Ecco perché il rigoroso rispetto delle normative ESG è cruciale per ogni impresa.
Principali regolamentazioni ESG da conoscere
Proposta di regolamento SEC sulle disclosure climatiche
All’inizio del 2022, la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti ha proposto modifiche regolamentari che obbligherebbero le imprese a fornire determinate disclosure relative al clima nelle proprie dichiarazioni di registrazione e nei report ESG. Tali disclosure dovrebbero includere informazioni sui rischi climatici con probabile impatto sulle attività d’impresa, oltre ai dati sulle emissioni di gas serra, divenuti parametro di riferimento per la valutazione di questi rischi.
Le regole della SEC sulle disclosure climatiche sono state formalmente adottate a marzo 2024, con entrata in vigore prevista per fine maggio. Tuttavia, a seguito di numerosi ricorsi (anche da parte di ONG ambientali come Sierra Club, che contestano un’insufficiente accountability da parte delle aziende), la SEC ha sospeso temporaneamente l’attuazione delle nuove prescrizioni. L’agenzia federale intende difendere la normativa ESG proposta in sede giudiziaria prima di procedere oltre.
Corporate Sustainability Reporting Directive
Da gennaio 2024 quasi 50.000 aziende — comprese quelle non europee che hanno filiali operative o titoli quotati in mercati regolamentati dell’UE — sono soggette all’obbligo di rendicontazione ESG, in base alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) della UE. Secondo KPMG, la CSRD è molto più rigorosa per portata e profondità rispetto alla precedente Non-Financial Reporting Directive (NFRD), richiedendo comunicazione di centinaia di metriche e obiettivi. La reportistica per le aziende incluse nell’ambito di applicazione sarà dovuta nel 2025.
Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)
Un’altra regolamentazione europea fondamentale, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive, ha attraversato un complesso iter di approvazione prima di essere adottata dal Parlamento UE nell’aprile 2024. La CSDDD impone alle imprese coinvolte — incluse sia società UE sia imprese non UE con attività nell’Unione — l’adozione di misure di mitigazione per prevenire e rimediare agli impatti negativi in materia di diritti umani e ambiente lungo tutta la catena di fornitura.
La direttiva si avvale di vari passaggi di due diligence riportati nel Due Diligence Guidance for Responsible Business Conduct dell’OCSE, tra cui identificare e valutare impatti negativi nelle proprie attività e tra i fornitori, implementare misure di mitigazione mirate e monitorare costantemente l’efficacia delle iniziative adottate. Le aziende interessate avranno tempo prima di essere soggette a tali obblighi: gli Stati membri UE hanno due anni dall’entrata in vigore (maggio 2024) per recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali.
Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR)
Il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) è un regolamento dell’Unione Europea che promuove trasparenza e sostenibilità nel settore finanziario. Introdotto nel marzo 2021 e adottato a febbraio 2023, l’SFDR impone agli operatori dei mercati finanziari di fornire informazioni ESG chiare e standardizzate, con l’obiettivo di ridurre il greenwashing e aumentare gli investimenti in azioni ambientalmente sostenibili.
I vantaggi della compliance ESG
Raccogliere e condividere i dati di compliance può sembrare un compito impegnativo; nel lungo periodo, però, i vantaggi per l’azienda sono rilevanti. Oltre a trattarsi di un obbligo normativo e morale, la compliance ESG offre numerosi benefici concreti, tra cui:
Fidelizzazione di clienti e dipendenti
Adottare pratiche aziendali responsabili ed etiche migliora la reputazione e il brand della società, rafforzando la fedeltà di clienti e collaboratori. I sondaggi mostrano che il 77% dei consumatori è motivato all’acquisto presso aziende impegnate nel rendere il mondo un posto migliore. Dal punto di vista dell’attrazione del talento, l’83% dei dipendenti sarebbe più fedele a un datore di lavoro che consenta loro di contribuire a risolvere problematiche sociali e ambientali.
Miglioramento delle performance finanziarie
Nel tempo, le aziende vedono tipicamente una riduzione dei costi derivante dagli sforzi ESG. Ottimizzare processi, ridurre consumi e costi di risorse, identificare e gestire i rischi ESG per evitare shock finanziari: tutto questo si traduce in un miglioramento delle performance economiche delle imprese ESG compliant.
Attrazione di investitori
Oltre a una migliore performance finanziaria, la compliance ESG attira investitori socialmente responsabili, favorendo l’accesso ai capitali. Inoltre, anche chi non si definisce un investitore «responsabile» valuta positivamente gli effetti di lungo periodo della compliance ESG, considerandola sinonimo di solidità aziendale.
Gestione del rischio
Attraverso la reportistica ESG, le aziende monitorano tempestivamente eventuali vulnerabilità o rischi ESG, riducendo così la possibilità di incorrere in sanzioni o responsabilità legali. La compliance ESG consente anche di adottare un approccio proattivo, migliorando la prontezza nel gestire disruption della catena di approvvigionamento, criticità nella forza lavoro, cambiamenti nelle preferenze dei consumatori o situazioni impreviste.
Innovazione
La compliance ESG stimola lo sviluppo di prodotti, tecnologie e processi sostenibili, consentendo di esplorare nuovi mercati, differenziarsi dalla concorrenza e consolidare la resilienza a lungo termine.
Le fasi per creare una strategia ESG efficace
Desidera avviare il proprio percorso ESG? Ecco alcuni passaggi semplici per iniziare — il nostro «framework» operativo.
1. Analisi ESG
Identificare opportunità e rischi ESG rilevanti per il proprio settore, stabilendo le priorità sulla base degli impatti potenziali per business e società.
2. Coinvolgimento e comunicazione degli stakeholder
Misurare opinioni e supporto di management e consiglio di amministrazione, così da garantire la convergenza sugli aspetti ESG critici prima di procedere.
3. Definizione di obiettivi ESG
Definire obiettivi ESG specifici e misurabili, in linea con i valori aziendali. Suddividerli in traguardi temporali intermedi può renderli più gestibili.
4. Scelta del framework di rendicontazione
Il framework di reportistica è la base della strategia ESG e rappresenta la mappa per il percorso da seguire. Analizzare attentamente i framework più diffusi, come indicato in precedenza, e identificare la struttura di rendicontazione più idonea alle proprie esigenze.
5. Implementazione del framework
Allocare adeguate risorse umane e finanziarie per implementare efficacemente le iniziative ESG. Informare dipendenti, fornitori e stakeholder sugli obiettivi ESG e sul proprio ruolo rispetto ai target aziendali.
6. Raccolta di metriche e dati
Una volta definito il framework, sviluppare un sistema per monitorare i progressi nella compliance ESG, raccogliendo e analizzando dati puntuali per la rendicontazione.
7. Revisione e miglioramento
Rivedere regolarmente la strategia ESG, correggendo processi e obiettivi sulla base dell’esperienza, delle nuove normative e dei trend emergenti. Questo è anche il momento di investire in ricerca e innovazione, per individuare nuove opportunità in linea con i target ESG.