Negli ultimi due decenni, la catena di approvvigionamento automobilistica globale è diventata sempre più dipendente dalla produzione cinese. I dati della U.S. International Trade Commission rilevano che nel periodo tra il 2007 e il 2018 la percentuale di componenti auto importati negli Stati Uniti dalla Cina è quasi raddoppiata, passando dal 7% al 13%. La recente copertura mediatica e i report delle ONG segnalano un’espansione cinese ancora più ampia nel comparto automobilistico mondiale. Il Council on Foreign Relations, ad esempio, ha recentemente evidenziato che la Cina ora vanta una capacità produttiva tale da soddisfare la metà del mercato mondiale delle automobili—un risultato sorprendente, che non tiene nemmeno conto del ruolo cruciale che le fabbriche cinesi svolgono all’interno delle catene di fornitura per i costruttori auto statunitensi ed europei.
La Cina ora vanta una capacità produttiva tale da soddisfare la metà del mercato mondiale delle automobili—un risultato sorprendente, che non tiene nemmeno conto del ruolo cruciale che le fabbriche cinesi svolgono all’interno delle catene di fornitura per i costruttori auto statunitensi ed europei.
Tuttavia, se dati di questo tipo sono utili per analizzare le tendenze della filiera e individuare come stanno cambiando le strategie di approvvigionamento, dati quantitativi affidabili possono essere uno strumento ancora più efficace per approfondire questi trend in modo più specifico.
In questo articolo è stato selezionato un sottoinsieme di dati dall’archivio interno Z2Data—che comprende oltre un miliardo di componenti—per valutare con maggiore accuratezza fino a che punto l’industria automobilistica si affida alla manifattura cinese. Tramite contestualizzazione e analisi di questi dati, si intende offrire una visione dettagliata su quali segmenti delle catene di fornitura automotive passano dalla Cina, e quali componenti risultano maggiormente vulnerabili a dazi, controlli sulle esportazioni e altre possibili manifestazioni di un conflitto commerciale più esteso.
Impatto potenziale della dipendenza eccessiva dalla produzione cinese
Prima di entrare nei dettagli dei dati, vale la pena soffermarsi sul perché valga la pena approfondire la dipendenza del settore automobilistico dalla Cina—e su come tutto ciò possa incidere sulle future decisioni in materia di catena di approvvigionamento da parte delle imprese del settore.
Vulnerabilità a dazi e a controlli commerciali
Sebbene gli Stati Uniti siano coinvolti da cinque anni in una controversia commerciale con la Cina, la posta in gioco si è alzata notevolmente negli ultimi mesi. Dall’insediamento dell’amministrazione Trump all’inizio di quest’anno, il governo statunitense ha introdotto una serie di dazi sulle importazioni cinesi che ammontano complessivamente al 145% (per alcuni di questi dazi sono previste deroghe settoriali). Misure punitive di questa entità avranno quasi certamente un impatto significativo sulle aziende automobilistiche americane—fenomeno che già si sta manifestando—determinando un aumento dei costi di approvvigionamento che si riflette sui margini o viene trasferito al cliente finale (o entrambi).
Dall’insediamento dell’amministrazione Trump all’inizio di quest’anno, il governo statunitense ha introdotto una serie di dazi sulle importazioni cinesi che ammontano complessivamente al 145%
Si ricorda inoltre che siamo appena al terzo mese di questa nuova fase della politica commerciale americana. È molto probabile che l’amministrazione Trump non abbia ancora concluso la sua offensiva nei confronti della Cina e del suo impero delle esportazioni, e i produttori stanno già registrando un aumento sensibile dei costi. Comprendere il livello di dipendenza dell’industria auto dalla Cina permette di orientare le decisioni strategiche su come diversificare la supply chain e quali componenti richiedano prioritariamente una diversificazione rispetto alla Cina.
Possibili azioni ritorsive da parte cinese
Dal gennaio di quest’anno, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha intrapreso varie misure ritorsive contro i dazi americani, imponendo dazi settoriali sui prodotti statunitensi come automobili, petrolio grezzo, macchinari agricoli e altre merci agricole. Dopo i dazi reciproci imposti dal presidente Trump, la Cina ha reagito con maggiore incisività: al 12 aprile il PCC ha innalzato i dazi su molti prodotti Usa fino al 125%. Inoltre, il governo cinese ha fatto leva su altri strumenti commerciali, lanciando un controllo normativo su Google e inserendo una dozzina di aziende statunitensi in diverse liste di sanzioni.
Se il PCC volesse realmente infliggere il massimo danno alle imprese americane, potrebbe limitare l’accesso di queste ultime alla manifattura cinese di componenti elettronici. Sebbene una misura così drastica impatterebbe notevolmente sulle stesse esportazioni e sul PIL cinese, le conseguenze per i produttori automobilistici statunitensi sarebbero pressoché devastanti. Analizzare il grado di dipendenza dalla Cina nel settore delle parti auto e dei componenti elettronici evidenzia con ancora maggiore chiarezza questi rischi sistemici.
Se il PCC volesse realmente infliggere il massimo danno alle imprese americane, potrebbe limitare l’accesso di queste ultime alla manifattura cinese di componenti elettronici.
La fattibilità di diversificazione della supply chain, reshoring e nearshoring
Prima di avviare la complessa attività di revisione della propria filiera, per un’azienda può essere utile identificare in modo preciso i punti di dipendenza dalla Cina. La diversificazione della filiera è un processo complesso e impegnativo: conoscere quali componenti necessitano prioritariamente di nuovi fornitori o di alternative di approvvigionamento consente ai produttori di pianificare strategie più efficaci. Una visibilità avanzata sui dati consente alle aziende di analizzare in dettaglio quali componenti, subassiemi e prodotti trarrebbero maggior beneficio da strategie China+1, reshoring o nearshoring.
Metodologia di analisi Z2Data sui componenti elettronici
Per ottenere i dati presentati in questo articolo, è stato analizzato un ampio campione di componenti elettronici impiegati nel settore automotive. In particolare, sono stati estratti dati sulle cinque principali tipologie merceologiche passive e le cinque principali tipologie di semiconduttori per l’industria automobilistica, sulla base del totale dei codici MPN (manufacturing part number) presenti nel database (la ricerca è stata effettuata solo su componenti attivi). I valori rilevati variano da quasi due milioni, nel caso dei chip resistor, a poco più di 6.000 per i MOSFET (metal-oxide-semiconductor field-effect transistor).
Sono stati estratti dati sulle cinque principali tipologie merceologiche passive e le cinque principali tipologie di semiconduttori per l’industria automobilistica, sulla base del totale dei codici MPN (manufacturing part number) presenti nel database (la ricerca è stata effettuata solo su componenti attivi).
I componenti sono stati poi filtrati secondo due criteri: da un lato quelli il cui paese di origine (COO, country of origin) è esclusivamente la Cina, dall’altro quelli per i quali almeno uno dei paesi di origine è la Cina.
Inoltre è stato ricercato il numero totale di produttori unici di questi componenti, il numero di siti produttivi che realizzano le cinque tipologie di semiconduttori oggetto del report, e la percentuale di produttori e siti aventi sede legale o attivi in Cina.
Dipendenza dell’industria auto dalla Cina per i componenti IP&E
L’analisi Z2Data ha rilevato che la Cina è parzialmente o interamente responsabile di una quota significativa di tutti i componenti interconnect, passivi ed elettromeccanici (IP&E) utilizzati dal settore automobilistico globale. Dei circa 2,4 milioni di componenti automotive attivi presenti nel nostro database e appartenenti alle categorie chip resistor, condensatori ceramici, through hole resistor, induttori fissi, o condensatori fissi, quasi 760.000 risultano avere la Cina come almeno uno dei paesi di origine (COO). In altre parole, oltre il 30% dei componenti di queste cinque categorie critiche passa dalla Cina nel proprio ciclo produttivo.
Dei circa 2,4 milioni di componenti automotive attivi presenti nel nostro database e appartenenti alle categorie chip resistor, condensatori ceramici, through hole resistor, induttori fissi, o condensatori fissi, quasi 760.000 risultano avere la Cina come almeno uno dei paesi di origine (COO).
Considerando invece solo i componenti che hanno COO esclusivamente Cina—componenti prodotti cioè unicamente in Cina—la cifra cala drasticamente: circa 148.000 componenti di queste cinque categorie, vale a dire circa il 6%, sono fabbricati interamente in Cina.
Dipendenza dell’industria auto dalla Cina per i semiconduttori discreti
È stata inoltre analizzata la diffusione delle cinque principali categorie di semiconduttori utilizzati nell’industria automobilistica, sempre sulla base dei codici MPN totali, e il grado di dipendenza dalla manifattura cinese per questi componenti. Tra le prime cinque rientravano quattro tipologie di semiconduttori discreti:
- Transient Voltage Suppressors (TVS)
- Diodi Zener
- Rettificatori
- MOSFET
Accanto a questi componenti è stata esaminata anche una subassembly, i microcontrollori, trattata nel paragrafo successivo.
I dati raccolti sono estremamente significativi. Sono stati identificati 85.467 codici MPN unici e attivi per semiconduttori discreti relativi alle quattro tipologie sopra elencate. Quasi 56.000 di questi componenti, pari a oltre il 65%, risultano avere la Cina come uno dei paesi di produzione.
Ancora più rilevante, è che il 36% di questi semiconduttori ha la Cina come unico COO. Se si assume che queste quattro tipologie rappresentino in maniera realistica l’intero comparto dei semiconduttori auto, significa che oltre un terzo dei chip discreti utilizzati nel settore automotive mondiale è ascrivibile alla Cina.
Microcontrollori prodotti in Cina
Per comprendere il grado di dipendenza dalla produzione cinese anche per subassembly più complessi, è stata analizzata la produzione di microcontrollori in Cina.
Concentrazione dei siti produttivi auto in Cina
Oltre allo studio sui COO dei componenti, l’analisi Z2Data ha valutato la concentrazione dei siti produttivi auto in Cina, partendo dai fornitori e dagli stabilimenti manifatturieri. È stata tracciata la catena dei codici MPN per le 10 tipologie merceologiche, individuando in totale 189 fornitori unici a livello mondiale. Oltre tre quarti di questi fornitori—148, per la precisione—hanno la sede legale o uno stabilimento di produzione in Cina.
Fabs cinesi per componenti automotive
Infine, è stata analizzata la percentuale di siti di fabbricazione di semiconduttori per l’automotive localizzati in Cina. Le percentuali sono generalmente allineate con i dati relativi al COO.
Key takeaway
Dall’analisi emergono alcuni insight di grande rilievo. Innanzitutto, assumendo che le cinque categorie di semiconduttori siano rappresentative del comparto chip automotive, si può affermare che l’industria automobilistica globale dipende in misura significativa dalla Cina per i semiconduttori. Lo conferma il fatto che ben oltre il 50% dei 160.000+ codici MPN semiconduttori analizzati vede la Cina tra i paesi COO.
Ancora più cruciale, quasi un terzo di questi semiconduttori viene prodotto esclusivamente in Cina. Si tratta di un livello di dipendenza molto elevato, che una filiera da 3.500 miliardi di dollari dovrebbe monitorare con la massima attenzione. In una fase in cui agilità e diversificazione della filiera sono considerate imprescindibili per la strategia aziendale, dipendere dalla Cina per una percentuale tanto elevata di semiconduttori è l’esatto opposto.
Ancora più cruciale, quasi un terzo di questi semiconduttori viene prodotto esclusivamente in Cina.
In secondo luogo, anche se i produttori cinesi sono fortemente presenti nella produzione di componenti passivi per il settore auto, solo una quota minoritaria di componenti IP&E viene realizzata esclusivamente in Cina. Considerando il ruolo storico della Cina nella produzione di componenti elettronici passivi, il dato sorprende. Questo suggerisce che le case auto potrebbero cogliere un’opportunità per trasferire completamente parte della supply chain dei componenti passivi fuori dalla Cina, introducendo opportune strategie di sourcing.
Infine, la rilevanza della Cina nella produzione di chip automotive smentisce la narrazione secondo cui il paese sarebbe molto indietro rispetto ai concorrenti economici e geopolitici nello sviluppo produttivo dei semiconduttori. Sebbene la Cina incontri difficoltà nella produzione di chip di ultima generazione—ormai identificati nei semiconduttori con gate di 5 nm o inferiori—continua a realizzare una quota significativa dei chip legacy utilizzati nel settore auto. Seppure la serie di controlli sulle esportazioni imposti dagli USA contro la RPC abbia ostacolato lo sviluppo dei semiconduttori avanzati, la produzione dei chip legacy utilizzati nelle filiere globali non ne è stata impattata.
Sebbene la Cina incontri difficoltà nella produzione di chip di ultima generazione—ormai identificati nei semiconduttori con gate di 5 nm o inferiori—continua a realizzare una quota significativa dei chip legacy utilizzati nel settore auto.
Valutare la dipendenza dalla supply chain: una priorità strategica
Negli ultimi mesi lo scenario dei rischi si è fatto più complesso e pericoloso: nuovi dazi, ulteriore estensione dei controlli all’export, tensioni geopolitiche crescenti. Da una prospettiva di compliance commerciale, questo comporta una fragilità delle filiere senza precedenti, e le imprese sono chiamate a garantire flessibilità produttiva e resilienza per evitare interruzioni e mantenere la continuità della produzione.
Per riuscirci, occorre ottenere la massima visibilità sui fornitori, sugli impianti e sui paesi di origine. La piattaforma di supply chain risk management (SCRM) Z2Data offre questi dati tramite il mapping della filiera, supplier insights e un’ampia gamma di funzionalità avanzate. Attraverso Z2Data le aziende possono analizzare i propri prodotti e identificare la provenienza di ciascun componente e materiale, ottenendo trasparenza sulle dipendenze e su altri punti critici di vulnerabilità.
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