Cinque strategie per minimizzare l’impatto dei dazi Trump per i produttori

Il regime dei dazi dell’amministrazione Trump ha colto di sorpresa molte aziende. Tuttavia, organizzazioni lungimiranti e preparate possono adottare diverse strategie per mitigarne l’impatto.

Cinque strategie per minimizzare l’impatto dei dazi Trump per i produttori

Punti salienti dell’articolo:

  • Nonostante l’estrema volatilità dell’attuale scenario commerciale, esistono ancora diverse strategie efficaci che le aziende possono adottare per mitigare l’impatto dei dazi imposti dal Presidente Trump sulle proprie catene di approvvigionamento.
  • Le organizzazioni dovrebbero valutare opzioni di doppia e alternativa fornitura al di fuori della Cina, se non l’hanno già fatto.
  • Le foreign-trade zones (FTZs), fino a poco tempo fa una caratteristica relativamente poco conosciuta dei porti d’ingresso statunitensi, vengono sempre più considerate uno strumento chiave per la mitigazione dei dazi.
  • Negli ultimi mesi, molte aziende si sono concentrate sull’influenza determinante del paese di origine (COO, Country of Origin) per ridurre le responsabilità legate ai dazi.
  • Senza un accesso affidabile a dati completi su fornitori, disponibilità di mercato e rapporti di sub-fornitura, le aziende statunitensi faticheranno ad attuare efficacemente strategie di mitigazione.

Il primo trimestre del 2025 è stato particolarmente complesso per i produttori statunitensi. La nuova amministrazione presidenziale ha rapidamente generato incertezza nelle catene di approvvigionamento globali attraverso una serie di dazi annunciati, introdotti e successivamente revocati tra febbraio e marzo. Tali sviluppi si sono poi rivelati solo un preludio a un pacchetto di azioni commerciali ancora più ampio e rilevante affrontato ad aprile. Il 2 aprile, il Presidente Trump ha annunciato i dazi del “Liberation Day”, presentando piani di tassazione sulle importazioni provenienti tanto da Cina e India quanto da Madagascar e Isole Marshall.

Anche se l’amministrazione Trump ha successivamente ridotto la portata della proposta iniziale — che aveva agitato i mercati internazionali causando il crollo delle borse — i dazi rimangono una variabile trasformativa nella gestione delle catene di approvvigionamento mondiali. Al 17 aprile, gli Stati Uniti hanno imposto:

  • Un dazio reciproco del 125% e un “dazio fentanyl” del 20% sulle importazioni dalla Cina
  • Dazi minimi del 10% sulle importazioni da decine di principali partner commerciali mondiali
  • Dazi settoriali su prodotti come acciaio, alluminio e semiconduttori

Molte aziende faticano a trovare metodi efficaci per orientarsi in questo scenario commerciale turbolento, anche a causa della profonda incertezza di tutti questi fattori inediti. La Cina continuerà a mantenere tasse d’importazione proibitive sui suoi prodotti? La sospensione dei dazi su altri paesi manifatturieri di grandi dimensioni come Vietnam, Malesia e Indonesia sarà permanente o solo una tregua temporanea?

Nonostante l’estrema volatilità del momento, esistono ancora molte strategie concrete che le aziende possono implementare per mitigare l’impatto dei dazi di Trump sulle rispettive catene di approvvigionamento. Gli interventi mirati possono comportare l’adeguamento di pratiche di approvvigionamento consolidate e richiedere attenzione e competenze specifiche, ma possono fare la differenza — riducendo i rischi, garantendo la continuità operativa e prevenendo picchi di costo.

Strategia di gestione dei dazi #1: Diversificare la catena di approvvigionamento

Non sorprende che la diversificazione della catena di approvvigionamento sia uno dei modi più efficaci per mitigare gli effetti dei dazi. Le aziende statunitensi fortemente dipendenti dalla produzione cinese si trovano ora ad affrontare una minaccia esistenziale al proprio modello di business, con aliquote che posso raggiungere il 145% o più, mettendo seriamente a rischio la sostenibilità delle importazioni dalla Cina.

Per contrastare rischi di questa portata, le organizzazioni devono valutare soluzioni di doppia e alternativa fornitura, identificando fornitori e siti di produzione in nuovi paesi e regioni. Questa opzionalità è fondamentale per la resilienza della filiera, offrendo l’agilità necessaria a rispondere quando la catena di approvvigionamento viene complicata da dazi e restrizioni commerciali. Oggi, fortunatamente, la ricerca di fornitori alternativi non è più così lunga come in passato, grazie a soluzioni software per supply chain risk management (SCRM) e tecnologie in grado di individuare rapidamente nuovi fornitori sulla base di fattori quali il paese di origine, il costo o la disponibilità di magazzino.

Oggi, fortunatamente, la ricerca di fornitori alternativi non è più così lunga come in passato, grazie a soluzioni software per supply chain risk management (SCRM) e tecnologie in grado di individuare rapidamente nuovi fornitori sulla base di fattori quali il paese di origine, il costo o la disponibilità di magazzino.

Azioni per la diversificazione della catena di approvvigionamento per i produttori

  • Sfruttare le piattaforme di supply chain risk management per la ricerca di produttori alternativi.
  • Valutare attentamente i potenziali nuovi fornitori analizzando il rischio in base a salute finanziaria, area geografica, siti produttivi e performance ESG.
  • Considerare tutte le variabili legate all’inserimento di un nuovo partner di filiera: non solo rischi ma anche costi, capacità produttiva, logistica e competenze specifiche.

Strategia di gestione dei dazi #2: Gestire efficacemente l’inventario

Nelle 10 settimane tra l’elezione di Trump a Presidente e il suo insediamento quale 47° Presidente degli Stati Uniti, molti produttori americani si sono lanciati in una vera e propria corsa agli ordini anticipati. Prevedendo un’era di nuovi dazi, hanno puntato a importare il più possibile di prodotti, componenti e materiali prima che i costi crescessero sensibilmente. Il risultato: flussi d’importazione record a dicembre 2024 — al punto da segnare il maggiore deficit commerciale mensile nella storia degli USA (122 miliardi di dollari).

Sebbene questa corsa all’anticipo sia stata un caso estremo, queste aziende statunitensi stavano di fatto praticando una forma di gestione dell’inventario. Incrementando le scorte nei mesi precedenti l’insediamento dell’amministrazione Trump, hanno massimizzato il periodo in cui avrebbero potuto operare senza dover pagare i nuovi dazi su materiali e componenti esteri. Ancora oggi i produttori possono trarre vantaggio da questa strategia, poiché i mutati scenari offrono finestre di opportunità come sospensioni temporanee e segnali trasmessi a mezzo stampa. L’attuale sospensione di 90 giorni su quasi tutti i dazi reciproci, ad esempio, può rappresentare un’occasione interessante per aumentare le importazioni da paesi come Vietnam e Malesia.

Incrementando le scorte nei mesi precedenti l’insediamento dell’amministrazione Trump, hanno massimizzato il periodo in cui avrebbero potuto operare senza dover pagare i nuovi dazi su materiali e componenti esteri.

Azioni per la gestione dell’inventario per i produttori

  • Definire una procedura e un sistema per incrementare i livelli di inventario quando i dazi sui principali paesi manifatturieri vengono sospesi, ridotti o temporaneamente annullati.
  • Calcolare la durata delle scorte in scenari ad alta imposizione doganale, quando i costi delle importazioni diventano proibitivi.
  • Le aziende di settori come l’automotive, che dipendono da centinaia o migliaia di fornitori esteri, dovrebbero considerare come eventuali aumenti di prezzo incidano sulla domanda. I produttori intenzionati a trasferire parte dei costi dei dazi ai clienti finali devono aspettarsi una riduzione della domanda e regolare di conseguenza i livelli di inventario.

Strategia di gestione dei dazi #3: Sperimentare le Foreign-Trade Zones (FTZ)

Le foreign-trade zones (FTZs), fino a poco tempo fa poco conosciute nei porti d’ingresso statunitensi, stanno guadagnando rilevanza come strumento di mitigazione dei dazi. Secondo la International Trade Administration, le FTZ sono «aree designate autorizzate dalla Foreign-Trade Zones (FTZ) Board in cui possono essere applicate procedure doganali speciali». Tali procedure, prosegue l’ITA, «consentono lo svolgimento di attività nazionali con merci estere prima della dichiarazione doganale formale».

Secondo la International Trade Administration, le FTZ sono «aree designate autorizzate dalla Foreign-Trade Zones (FTZ) Board in cui possono essere applicate procedure doganali speciali».

In altri termini, gli importatori statunitensi possono utilizzare le FTZ per sospendere temporaneamente gli obblighi doganali su merci estere. Ancor più importante, però, è la possibilità di realizzare nelle FTZ interventi di “substantial transformation” sui prodotti — ossia modifiche sostanziali che possono cambiare sia il codice Harmonized Tariff Schedule (HTS) sia la classificazione della U.S. Customs and Border Protection (CBP), con potenziali effetti sull’aliquota doganale.

Se gestito in modo efficiente, sistematico e con l’autorizzazione della FTZ Board, il ricorso alle FTZ può rappresentare un ulteriore strumento per ridurre il peso fiscale dei dazi.

Azioni FTZ per i produttori

  • Consultare la banca dati HTS della U.S. International Trade Commission per conoscere l’aliquota doganale specifica di ciascun prodotto o componente importato.
  • Valutare se tali prodotti possano essere sottoposti a substantial transformation all’interno di una FTZ, così da ottenere nuove classificazioni CBP con aliquote ridotte.
  • Collaborare con professionisti dell’approvvigionamento e ingegneri per individuare modalità ottimali di sfruttamento delle FTZ e definire tutti gli aspetti necessari per attuare cambiamenti produttivi sulle merci importate in questi siti speciali.
  • Esplorare se le opzioni di riesportazione e differimento dei dazi offerte dalle FTZ siano applicabili in modo efficace, stabile e continuativo alla propria filiera.

Strategia di gestione dei dazi #4: Ristrutturare i processi produttivi per modificare il Country of Origin (COO)

Negli ultimi mesi, molte aziende si sono concentrate sull’influenza determinante del paese di origine (COO). Il COO di un’importazione rappresenta il fattore fondamentale per la definizione dell’aliquota doganale, in particolare per le importazioni dalla Cina. Occorre quindi focalizzare l’attenzione su eventuali modifiche strategiche ai processi produttivi in grado di incidere su questo parametro.

Il COO di un’importazione rappresenta il fattore fondamentale per la definizione dell’aliquota doganale, in particolare per le importazioni dalla Cina. Occorre quindi focalizzare l’attenzione su eventuali modifiche strategiche ai processi produttivi in grado di incidere su questo parametro.

Questi interventi, più che una «manipolazione» del paese di origine, implicano modifiche mirate per cambiare l’ultimo luogo in cui un prodotto o componente ha subito una substantial transformation. Tuttavia, non si tratta di una procedura in cui possono essere seguite scorciatoie: come chiarito dalla International Trade Administration, ogni substantial transformation deve rappresentare un «cambiamento fondamentale nella forma, nell’aspetto, nella natura o nella caratteristica del prodotto», aggiungendo valore in modo significativo (come importo o percentuale).

Azioni specifiche COO per i produttori

  • Mappare la propria catena di approvvigionamento per comprendere i COO dei prodotti importati e valutare quali modifiche siano effettivamente perseguibili.
  • Collaborare con i fornitori per verificare se sia possibile modificare il luogo finale della substantial transformation.
  • Considerare che, sebbene i dazi su paesi come la Cina siano attualmente proibitivi, il contesto commerciale è estremamente dinamico e soggetto a cambiamenti. Eventuali modifiche radicali e costose ai processi produttivi devono essere ponderate anche in vista di possibili riduzioni delle tariffe nel corso del 2025.

Strategia di gestione dei dazi #5: Negoziare con fornitori esteri

Negli ultimi mesi la situazione delle trattative tra importatori e produttori esteri si è rivelata molto eterogenea, variando per settore, paese e anche singolo fornitore. Numerose segnalazioni riportano, tuttavia, la concessione di riduzioni di costo da parte dei fornitori.

Sebbene non sia garantito che i produttori siano disposti a suddividere l’onere doganale, gli importatori statunitensi dovrebbero comunque essere pronti ad avviare il confronto. Coinvolgere i fornitori stranieri sui costi e sul peso dei dazi permette loro di percepire i rischi per il proprio business, aumentando la probabilità di un intervento. Pur non avendo obblighi legali di partecipazione al pagamento dei dazi, per alcuni può risultare strategico aiutare i clienti a tutelare stabilità e redditività del rapporto di filiera.

Sebbene non sia garantito che i produttori siano disposti a suddividere l’onere doganale, gli importatori statunitensi dovrebbero comunque essere pronti ad avviare il confronto.

Azioni specifiche di negoziazione per i produttori

  • Essere trasparenti con i fornitori su aliquote, dazi totali e impatto che questi costi complessivi stanno avendo sui margini.
  • Spiegare ai produttori esteri che la sostenibilità economica del contesto attuale potrebbe non essere a lungo termine. I fornitori restii a condividere i costi dei dazi devono essere consapevoli dei rischi insiti in una posizione attendista.
  • Ricordare che gli Stati Uniti sono il più grande importatore mondiale, con oltre 3 trilioni di dollari di importazioni annuali. I fornitori stranieri contano sui loro clienti americani per la propria redditività e crescita. Un confronto aperto sulle poste in gioco può avvicinare le parti a una soluzione di compromesso soddisfacente per tutti i soggetti coinvolti.

Mitigare l’impatto dei dazi richiede visibilità sui dati

Sia che si punti a diversificare la catena di approvvigionamento, a modificare il COO delle importazioni o a sfruttare una gestione dell’inventario avanzata, i dati rappresentano una risorsa imprescindibile. Senza un accesso immediato e affidabile a informazioni complete su fornitori, disponibilità di mercato e reti di sub-fornitura, così come a molteplici altri indicatori, le aziende statunitensi troveranno difficile implementare efficacemente queste strategie di mitigazione.

Le soluzioni software di supply chain risk management (SCRM) possono offrire un vantaggio competitivo nell’implementazione di queste misure di risposta. La piattaforma SCRM Z2Data consente ai clienti di:

  • Analizzare centinaia di dati per ogni componente, inclusi produttore, sede, stato della conformità e composizione materiale.
  • Valutare aspetti rilevanti sia dei fornitori attuali che potenziali, tra cui indicatori finanziari, pratiche ESG, ubicazione geografica, disponibilità di mercato e rischio.
  • Accedere a competenze leader di settore per ottenere dati azionabili a supporto di decisioni strategiche.

Qualunque sia la tecnica di mitigazione che le aziende intendono applicare, l’ampia visibilità sui dati offerta da una soluzione come Z2Data la rende sempre più precisa ed efficiente. Per scoprire di più su Z2Data e su come può aiutare la Sua organizzazione a mitigare efficacemente gli effetti dei dazi e di altre restrizioni commerciali, richieda una demo gratuita con uno dei nostri esperti di prodotto.