Punti chiave dell’articolo:
- Con la Cina che controlla il 90% o più della capacità di raffinazione di molti minerali critici, le opzioni per le aziende che cercano di approvvigionarsi di materie prime al di fuori della Cina sono estremamente limitate.
- Poiché la Cina controlla il processo produttivo per praticamente tutti gli elementi delle terre rare, detiene spesso il controllo esclusivo anche sui materiali che potrebbero fungere da valide alternative tra loro. In altre parole, la Cina rappresenta l’Opzione A, B e C per i produttori che ricercano proprietà specifiche, indebolendo la competitività di altri Paesi e catene di approvvigionamento.
- Sebbene vi siano molte sfide logistiche e di filiera da superare per sviluppare una catena di approvvigionamento di minerali critici indipendente dalla Cina, un ulteriore ostacolo è l’allineamento degli incentivi in Stati Uniti e altri Paesi occidentali.
Negli ultimi due anni, i controlli all’esportazione cinesi hanno causato notevoli difficoltà nelle catene di approvvigionamento globali per le aziende che dipendono da minerali critici. Colossi dell’automotive come Ford e BMW hanno segnalato gravi impatti sulla filiera, mettendo sotto pressione l’industria automotive globale, che ha dovuto far fronte a restrizioni critiche. In alcuni casi, le aziende sono arrivate a interrompere la produzione di veicoli a causa della carenza di minerali critici necessari per componenti come motorini dei sedili, moduli di illuminazione e motori a magnete permanente.
Anche produttori di componenti elettronici come TDK e produttori di dispositivi per l’automazione e medicali come Omron hanno segnalato impatti sulla catena di approvvigionamento di varia entità. Tutto questo deriva da un regime di controlli sulle esportazioni, fino a poco tempo fa raramente utilizzato, che la Cina ha trasformato in uno strumento diplomatico fondamentale.
Contesto sui controlli alle esportazioni cinesi
Nel 2024 la Cina ha introdotto l’obbligo di licenza per l’esportazione di antimonio e altri materiali superduri, estendendo il requisito anche a determinati macchinari per la lavorazione di minerali. Nello stesso anno, la Cina ha adottato uno standard di «presunzione di diniego» per le licenze di esportazione destinate agli Stati Uniti relativamente a gallio, germanio e altri prodotti correlati. Sebbene all’epoca queste misure abbiano attirato poca attenzione e riguardato pochi settori industriali, tali restrizioni iniziali hanno posto le basi per un programma di controlli all’esportazione molto più ampio.
Saltando al 2026, la Cina ha ora imposto restrizioni all’esportazione su almeno 17 minerali e materiali correlati. Queste restrizioni non si applicano solo agli Stati Uniti, ma a tutti i paesi del mondo. Pur essendo possibile acquistare prodotti finiti contenenti questi materiali, per esportare la materia prima e molti derivati è necessaria una licenza spesso difficile da ottenere. Anche questa soluzione alternativa di acquisto di componenti finiti che incorporano minerali critici resta subordinata agli accordi commerciali tra Stati Uniti e Cina, la cui scadenza potrebbe arrivare all’inizio di novembre 2026.
In soli due anni, la Cina ha sviluppato un sistema di controlli alle esportazioni robusto riguardante sia i minerali critici, sia i prodotti che li utilizzano, sia i macchinari necessari alla loro lavorazione. Questo nuovo regime di export ha offerto un notevole potere negoziale nelle relazioni diplomatiche e nelle decisioni di policy degli altri paesi, a conferma di quanto la strategia cinese si sia dimostrata efficace per un antagonista degli Stati Uniti.
Perché i controlli alle esportazioni cinesi sono così efficaci?
È evidente che i controlli sulle esportazioni della Cina siano uno strumento politico efficace—gli effetti sono già tangibili—ma è importante comprenderne la radice dell’efficacia.
Per le aziende che cercano alternative ai minerali critici cinesi, le possibilità sono estremamente ridotte. Vi sono molteplici problematiche per imprese e governi intenzionati a realizzare catene di approvvigionamento alternative indipendenti dalla Cina e dalle scelte del Partito Comunista Cinese (CCP).
Molte di queste problematiche si condensano in tre ragioni principali:
- I minerali critici sono difficili da sostituire.
- I minerali critici sono complessi da estrarre, raffinare e processare.
- È necessario che le strutture di incentivo siano allineate per favorire l’ingresso di nuovi attori nel mercato dei minerali critici.
Minerali critici: rari e insostituibili
Il predominio cinese sui minerali critici non è una novità. Da oltre vent’anni la Cina investe nella capacità estrattiva e di raffinazione sia interna che internazionale. L’uso strategico di questa posizione sta oggi sollevando preoccupazioni tra i produttori di tutto il mondo. Con la Cina che controlla il 90% o più della capacità di raffinazione di molti minerali critici, le opzioni per reperire materie prime altrove risultano estremamente limitate.
Molti minerali critici estratti e raffinati dalle aziende cinesi hanno proprietà difficilmente replicabili con altre sostanze. Ad esempio, alcuni minerali critici aumentano la resistenza dei magneti e la temperatura massima di esercizio, anche se presenti in quantità ridotte rispetto ad altri materiali. Altre terre rare sono in grado di condurre elettricità meglio del silicio in condizioni estreme come alte tensioni, alte frequenze di commutazione e temperature elevate.
Come accennato, la sfida principale è proprio l’irreplaceibilità di questi materiali: in natura esistono pochissime alternative con le medesime proprietà. E poiché la Cina controlla quasi tutto il processo produttivo delle terre rare, spesso mantiene il monopolio anche sui materiali che potrebbero sostituirsi a vicenda. In sintesi, la Cina è l’Opzione A, B e C per i produttori che cercando precise prestazioni, limitando la validità di filiere e paesi alternativi.
Ecco perché le aziende che vogliono sviluppare prodotti ad alte prestazioni nei settori elettronico, biomedicale e della difesa spesso faticano a produrre senza il coinvolgimento della Cina.
Difficoltà diffuse nella filiera dei minerali
Uno dei motivi principali per cui i controlli all’export cinesi sono così efficaci è l’estrema difficoltà nel creare catene di approvvigionamento alternative per molti minerali critici. Gli ostacoli da superare sono molteplici:
- Concentrazione di raffinazione e lavorazione: Molti minerali critici possono essere estratti fuori dalla Cina, ma la raffinazione e la lavorazione sono quasi esclusivamente dominio cinese.
- Produzione alternativa più costosa: Estrarre, raffinare e produrre minerali critici negli Stati Uniti o in Europa comporta maggiori costi di manodopera, energia, costruzione e compliance ambientale. I sussidi statali cinesi, diretti e indiretti, contribuiscono inoltre ad abbassare artificialmente i prezzi dei loro processi produttivi.
- Nuove miniere e impianti richiedono tempo: Esplorazione, permessi, finanziamenti, costruzione e messa in funzione richiedono anni, rallentando lo sviluppo di filiere alternative.
- Separare le terre rare è tecnicamente complesso: Le terre rare condividono proprietà chimiche simili e necessitano di processi articolati a più stadi per ottenerne materiali ad alta purezza. Inoltre, i metodi attuali generano grandi quantità di rifiuti tossici e inquinamento, rendendo difficile individuare nuovi siti di lavorazione.
- Competenze e forza lavoro insufficienti: Le filiere diversificate richiedono chimici, metallurgisti, ingegneri, specialisti di attrezzature e operatori specializzati. La Cina è tra i primi produttori mondiali di laureati in questi settori, mentre molti Paesi occidentali formano solo una frazione del personale necessario a sostenere una catena di approvvigionamento potenziata.
- Alcuni minerali sono sottoprodotti: Minerali come gallio, germanio, indio, tellurio e bismuto sono spesso ricavati come sottoprodotti della lavorazione di altri metalli. L’IEA stima che circa la metà dei minerali strategici analizzati venga prodotto come sottoprodotto, limitando così la possibilità di estrarne quantità sufficienti in modo indipendente.
- Le nuove filiere richiedono investimenti: Miniere, siti di separazione, impianti di produzione di metalli e leghe, produttori di magneti e clienti a valle devono essere sviluppati in modo coordinato. I costi iniziali sono notevoli e il mercato dei minerali va garantito in anticipo.
- Apparecchiature specializzate fortemente concentrate: Alcuni processi di separazione, produzione di metalli e fabbricazione di magneti richiedono macchinari disponibili solo presso pochi fornitori extra-cinesi, con il risultato di costi elevati e tempi di consegna di diversi anni.
Sebbene questo elenco non sia esaustivo, emerge chiaramente la portata della sfida per gli Stati che intendono sviluppare una filiera dei minerali critici indipendente dalla Cina. Tali ostacoli non potranno essere superati rapidamente e richiederanno probabilmente coordinamento e pianificazione internazionale per consentire a Europa e Nord America di raggiungere la capacità produttiva della Cina.
Strutture di incentivi non allineate
Oltre alle criticità logistiche e di filiera necessarie per creare una supply chain di minerali critici non dipendente dalla Cina, emerge un'ulteriore sfida: l’allineamento degli incentivi in USA e altri Paesi occidentali.
Un recente report di Resources for the Future (RFF) ha evidenziato come l’incentivazione da parte dei governi ponga diverse difficoltà. Secondo RFF, le aziende dovrebbero investire grandi capitali in un settore ad alta intensità di capitale nonostante l’elevata volatilità dei prezzi dei minerali, dovendo inoltre affrontare tempistiche di rientro dell’investimento anche di diversi anni. Si tratta di una scommessa rilevante che molte aziende, notoriamente avverse al rischio, difficilmente sono disposte a sostenere.
La realtà è che molte grandi imprese sono orientate a profitti relativamente rapidi e sicuri, mentre l’industria dei minerali critici richiede tempistiche ben diverse. Questo disallineamento scoraggia gli investimenti delle grandi società, allontanandole dall’attività estrattiva in aree come l’Africa (dove la Cina ha acquistato o investito in numerose miniere).
I tempi e capitali necessari hanno portato molti operatori occidentali a cedere i loro diritti estrattivi su progetti dal potenziale minerario critico a società cinesi.
A differenza degli occidentali, le aziende cinesi dimostrano maggiore pazienza: sono disposte ad aspettare il ritorno sugli investimenti e a prendersi maggiori rischi. Operano anche in paesi politicamente instabili, essendo riuscite ad acquisire decine di progetti minerari in queste regioni nel corso dell’ultimo decennio. Queste dinamiche riguardano sia società di proprietà statale sia realtà private. Sostenute da finanziamenti pubblici, visione sulla filiera integrata end-to-end e pianificazione a lungo termine promossa dal governo cinese, non sorprende che tali aziende dominino l’estrazione e la raffinazione dei minerali critici.
Malgrado alcune iniziative di Stati Uniti ed Europa per superare questa barriera e costruire supply chain alternative, i risultati concreti sono stati limitati finora. Il Vicepresidente americano JD Vance ha proposto un prezzo minimo tra Paesi alleati per stabilizzare i mercati. Tuttavia, a oggi, gli sforzi per affrontare in modo incisivo i rischi e la complessità di ottenere profitti in questo settore rimangono insufficienti. Nonostante numerose aziende dichiarino interesse a entrare nei settori dell’estrazione e raffinazione dei minerali critici, è probabile che oggi manchino ancora incentivi solidi.
Alla luce di tali ostacoli persistenti, le aziende dovrebbero iniziare a sviluppare strategie alternative, tra cui la progettazione di prodotti riducendo il rischio legato ai minerali critici. Perché se la Cina decidesse di bloccare il flusso di minerali e componenti correlati, il resto dell’industria manifatturiera globale non sarebbe preparato. Una crisi nella catena di approvvigionamento sarebbe inevitabile.
Come dovrebbero reagire le aziende?
A differenza di altri rischi di filiera, affrontare le possibili carenze di minerali critici richiede un’azione immediata (anche a causa dell’enorme impatto che le restrizioni possono avere sulla continuità produttiva in tempi brevissimi). Le aziende che utilizzano componenti contenenti minerali critici devono adottare misure decisive per rafforzarsi contro le restrizioni all’export della Cina e contro la minaccia che queste possano diventare sempre più stringenti.
- Raccogliere le Full Material Declarations (FMDs) per i componenti: Così è possibile ottenere un’analisi completa della composizione mineraria di ciascun componente. Le FMDs aiutano l’azienda a identificare i rischi associati ai minerali critici all’interno della propria filiera.
- Identificare componenti alternativi: Tali alternative dovrebbero idealmente ridurre la dipendenza da minerali critici dominati dalla Cina. Se necessario, è possibile sviluppare nuove soluzioni di design che raggiungano prestazioni simili con minore utilizzo di minerali critici.
- Implementare strategie di mitigazione: Nei casi in cui non sia possibile ridurre l’esposizione ai minerali critici, è fondamentale valutare strategie alternative come lo stoccaggio di materie prime e l’identificazione di nuove catene di approvvigionamento. Qualunque mossa che consenta di instaurare rapporti con pipeline di materiali alternativi si rivela un vantaggio in un ecosistema produttivo così rigidamente controllato dalla Cina.
Queste linee guida forniscono una panoramica delle azioni che le aziende possono intraprendere per limitare i rischi legati ai minerali critici, ma in ognuno di questi passaggi si cela un lavoro intenso e articolato. Anche se il compito può sembrare complesso, Z2Data mette a disposizione una gamma di soluzioni in grado di ottimizzare e sinergizzare l’intero processo di mitigazione del rischio.
Come può supportare Z2Data?
Le soluzioni software di Z2Data possono supportare le fasi uno e due: raccolta delle FMDs e individuazione di componenti alternativi.
Per la prima fase, Z2Data offre una piattaforma che consente la consultazione rapida delle FMDs relative a numerosissimi componenti (milioni di FMDs sono accessibili tramite lo strumento). Z2Data può inoltre facilitare il contatto con i fornitori per reperire eventuali FMDs mancanti. Questi dati consentono di comprendere quali minerali critici sono inclusi nei diversi componenti.
Per la seconda fase, Z2Data supporta l’identificazione di componenti alternativi con proprietà elettroniche simili che possano ridurre l’esposizione ai minerali critici. Infine, Z2Data interviene nella terza fase grazie a una dashboard dedicata che fornisce informazioni su localizzazione delle miniere e degli impianti di lavorazione, sanzioni governative, rischio lavoro forzato e dati sui prezzi. L’obiettivo di queste funzionalità è dotare i team delle competenze, degli insight e della visibilità necessari per affrontare efficacemente questa sfida e ridurre il rischio legato ai minerali critici.
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