Sebbene l’interesse per l’ESG (Environmental, Social, and Governance) e i suoi pilastri sia presente almeno dalla fine degli anni 2010, l’adozione e implementazione del relativo framework di sostenibilità ha subito una rapida accelerazione negli ultimi anni.
Le aziende negli Stati Uniti, in Europa e a livello globale sono sempre più consapevoli di quanto le tematiche ambientali, sociali e di governance siano ormai imprescindibili per investitori, clienti e principali stakeholder. Di conseguenza, le imprese si stanno impegnando ad affrontare queste sfide, attraverso iniziative ESG interne, strategie per ridurre le emissioni di carbonio o attività di due diligence focalizzate sullo sviluppo di una filiera pulita ed etica.
È importante ricordare che ciascun soggetto si avvicina all’ESG da prospettive differenti. Per questo motivo, il framework viene generalmente interpretato secondo tre modalità distinte:
- Come strategia e iniziative interne dell’azienda per contrastare il cambiamento climatico e le crisi ambientali; garantire salari adeguati, condizioni di lavoro dignitose eque per i dipendenti e tutta la catena di approvvigionamento; adottare pratiche di governance aziendale responsabile.
- Come criterio valutativo applicato dagli investitori alle società quotate per individuare opportunità di investimento etiche e sostenibili (talvolta definito anche sustainable investing o socially responsible investing).
- Come base normativa per regolamentazioni governative finalizzate a introdurre obblighi di responsabilità per gli attori aziendali e a promuovere comportamenti responsabili.
Purtroppo, con la diffusione del concetto di ESG tra imprese, società di consulenza e istituti finanziari, sta diventando sempre più difficile distinguere le informazioni rilevanti dal mero rumore di fondo. Come illustrato da Capital Group nel loro 2022 ESG Global Study, i soggetti «si trovano di fronte a un sovraccarico informativo in un mare di dati ESG». Tenendo presente questo scenario, abbiamo raccolto alcune delle statistiche più significative e rilevanti sull’ESG. Questi dati mostrano con chiarezza i progressi raggiunti dal framework, le sue prospettive future e cosa potrebbe comportare questo ruolo sempre più centrale per le imprese.
ESG nel mondo aziendale
1. L’88% delle aziende quotate in borsa ha già avviato iniziative ESG
Secondo un’indagine realizzata nel 2020 dalla società di software per la gestione del rischio Navex, quasi 9 aziende su 10 quotate in borsa dispongono di iniziative ESG interne. Le percentuali risultano sensibilmente inferiori tra le aziende private, dove solo il 67% ha istituito programmi di questo tipo.
(Fonte: sondaggio NAVEX Global 2020)
2. Il 94% dei dirigenti avverte la pressione di dover dare priorità alle iniziative ESG
Un senso di urgenza nel definire e implementare programmi e policy ESG sta attraversando il mondo executive. Una ricerca condotta dal periodico CFO nel 2023 ha rilevato che tutti i dirigenti, ad eccezione del 6%, si sentono sotto pressione per dare priorità alle iniziative ESG all’interno della propria azienda. Lo studio ha anche preso in esame l’ascesa del Corporate Equality Index (CEI), un report collegato ai temi ESG pubblicato dalla Human Rights Campaign, che valuta le aziende sulla base dell’inclusione e del trattamento della comunità LGBTQ.
(Fonte: CFO)
3. …Ma quasi nove dirigenti su dieci ritengono anche che le iniziative ESG siano fondamentali per il proprio business
Se da un lato i dirigenti sentono la crescente pressione per integrare i pilastri ambientali, sociali e di governance nelle proprie aziende, vi è anche un ampio consenso sull’importanza del framework. Una recente indagine della società multinazionale di revisione Ernst & Young ha chiesto ai dirigenti quanto la sostenibilità e l’ESG siano importanti per il loro business. La maggioranza schiacciante—l’87%—li ha considerati «estremamente importanti» o «molto importanti».
(Fonte: Ernst & Young)
4. Le aziende spendono già quasi 700.000 dollari l’anno per attività di disclosure legate al clima
Le regolamentazioni ESG negli Stati Uniti sono ancora agli inizi, ma le aziende stanno già sostenendo spese rilevanti per attività dettagliate di misurazione e analisi dei temi legati al clima. In uno studio del 2022, la società di consulenza ERM ha chiesto alle aziende statunitensi quanto investissero in processi come la misurazione delle emissioni di carbonio, le analisi di scenario climatico e i controlli di gestione del rischio. È emerso che tali aziende spendono già «in media 677.000 dollari l’anno per attività di disclosure sul clima».
(Fonte: ERM SustainAbility Institute)
5. Il 76% dei consumatori dichiara che smetterebbe di fare affari con aziende che trascurano i principi ESG
Un sondaggio PwC del 2021 ha rilevato che oltre tre quarti dei consumatori concordano sul fatto che interromperebbero i rapporti con «aziende che trattano in modo inadeguato l’ambiente, i dipendenti o la comunità in cui operano». Man mano che in tutto il mondo vengono introdotte nuove normative che impongono l’ESG reporting alle aziende—consentendo ai consumatori di monitorare più da vicino i comportamenti aziendali—queste opinioni assumeranno un peso ancora maggiore.
(Fonte: PwC)
6. Crescono rapidamente le vendite di prodotti con dichiarazioni ESG
Sebbene spesso si tenda ad associare le iniziative ESG e la sostenibilità ad azioni etiche e idealistiche, la realtà è che poter vantare affermazioni credibili su questi temi rappresenta anche un vantaggio competitivo. Un report Thomson Reuters del 2023 lo dimostra chiaramente: il gruppo ha analizzato dati di NielsenIQ rilevando che, tra il 2018 e il 2022, le vendite di prodotti con dichiarazioni ESG sono cresciute più rapidamente di quelle di prodotti privi di tali affermazioni. La differenza è considerevole: il CAGR (tasso annuo composto di crescita) delle vendite di prodotti ESG è stato del 6,4% nel periodo, contro il 4,7% dei prodotti che non riportano claim ESG.
(Fonte: Thomson Reuters Institute)
7. La spesa globale per i servizi aziendali ESG raggiungerà i 65 miliardi di dollari entro il 2027
Nel 2023, le aziende hanno speso poco meno di 38 miliardi di dollari in servizi di sostenibilità. Secondo la società di ricerca IDC, questa cifra raggiungerà i 65 miliardi entro il 2027, con un CAGR del 15%. «La pressione al cambiamento è più evidente che mai», afferma l’analista IDC Dan Versace, «e le aziende che non agiscono rischiano la reputazione, le performance finanziarie e persino l’infrastruttura a causa delle continue minacce degli eventi meteorologici estremi e delle carenze di risorse dovute al cambiamento climatico.»
Nella definizione IDC, i servizi professionali ESG comprendono consulenza, ingegneria e supporto IT per guidare le imprese verso soluzioni di sostenibilità legate ai pilastri ambientale, sociale e di governance.
(Fonte: IDC)
8. Gli effetti del cambiamento climatico costano al mondo 16 milioni di dollari all’ora
Che gli eventi climatici estremi aggravati dal cambiamento climatico abbiano un impatto economico rilevante è un dato acquisito. Tuttavia, quantificare questi costi non è sempre stato semplice: serve distinguere gli eventi catastrofici direttamente attribuibili al climate change da uragani, alluvioni e ondate di calore che affliggono il pianeta da secoli.
Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2023 si è proposto proprio di tracciare questa distinzione, attribuendo una cifra concreta all’impatto del cambiamento climatico: secondo i due ricercatori, il costo è di circa 143 miliardi di dollari all’anno—ovvero circa 16 milioni di dollari ogni ora.
(Fonte: Nature Communications)
9. Sustainalytics ha attribuito rating di rischio ESG a 13.000 aziende
Con la crescente rilevanza dell’ESG tra le aziende quotate e i loro investitori, è emerso un vero e proprio mercato per la valutazione delle performance ESG aziendali. Sono ormai numerosissime le agenzie di rating che valutano le aziende rispetto ai pilastri ambientali, sociali e di governance, tra cui RepRisk, EcoVadis e MSCI. Sustainalytics, una delle maggiori realtà del settore, offre rating ESG per oltre 13.000 aziende.
10. 501 aziende hanno sottoscritto il Climate Pledge per raggiungere emissioni zero nette
Cofondato nel 2019 da Amazon e dall’organizzazione Global Optimism, il Climate Pledge è un impegno condiviso dalle aziende per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040—dieci anni prima rispetto all’obiettivo del 2050 previsto dall’Accordo di Parigi della conferenza ONU sul clima 2015. Tra le aziende firmatarie figurano Mastercard, Sony, Hewlett Packard e McKinsey & Company, insieme a centinaia di altre imprese.
(Fonte: The Climate Pledge)
11. I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU sono stati tra i primi framework ESG
Nel settembre 2015 l’ONU ha presentato l’«Agenda 2030», con 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) adottati ufficialmente da 191 Stati membri. Questi obiettivi, sintetici ma ambiziosi, spaziano da «zero povertà» e «fame zero» a «riduzione delle disuguaglianze», «lotta al cambiamento climatico» e «parità di genere». Pur essendo considerati da molti obiettivi difficilmente raggiungibili—almeno entro il 2030—gli SDG sono ormai diventati uno degli schemi di riferimento più influenti per la misurazione e implementazione dell’ESG in azienda.
(Fonte: United Nations Global Compact)
ESG negli investimenti
12. Il 47% degli investitori è concentrato principalmente sulla “E” dell’ESG
Nonostante l’ESG inglobi temi ambientali, sociali e di governance nell’ottica della sostenibilità a 360°, molti investitori sembrano privilegiare la dimensione ambientale. Lo studio ESG 2022 di Capital Group ha rilevato che quasi la metà dell’interesse degli investitori in tema di sostenibilità si focalizza sulla componente “E” dell’ESG. Al confronto, il pilastro sociale attira in media il 25% dell’attenzione degli investitori; la governance il 27%.
(Fonte: Capital Group)
13. Quasi la metà degli americani è interessata agli investimenti sostenibili, ma solo un quarto sa dove trovare opportunità
Secondo un’indagine Gallup del 2022, il 48% degli investitori statunitensi è interessato alle opportunità di investimento sostenibile. Tuttavia, l’interesse non è accompagnato da una pari consapevolezza: solo il 25% degli intervistati dichiara di aver sentito parlare «molto» o «abbastanza» di investimenti sostenibili o degli strumenti finanziari dedicati. Solo il 10% del campione afferma di investire attualmente in fondi sostenibili.
(Fonte: Gallup)
14. I flussi verso i fondi sostenibili sono cresciuti del 1.400% dal 2018 al 2021
I fondi sostenibili sono strumenti finanziari gestiti secondo principi ESG, integrando criteri di sostenibilità nelle scelte di investimento. Con la crescente consapevolezza e popolarità dell’ESG, questi strumenti hanno registrato un vero boom: nel 2018 i flussi netti totali sono stati pari a 5 miliardi di dollari, mentre nel 2021 sono saliti a 70 miliardi, ovvero una crescita del 1.400%.
(Fonte: McKinsey & Company)
15. In Europa si concentra 2.500 miliardi dei 3.000 miliardi di dollari mondiali dei fondi sostenibili
L’Europa guida senza rivali il settore nascente degli investimenti sostenibili, con asset che superano i 2.500 miliardi di dollari—quasi il 40% in più rispetto al 2021. La cifra corrisponde a oltre l’83% del totale globale.
16. Ma negli Stati Uniti, nei primi tre mesi del 2024, si sono registrati deflussi per 8,7 miliardi da questi fondi
Nonostante la crescita mondiale degli investimenti ESG negli ultimi anni, negli Stati Uniti il primo trimestre 2024 ha visto flussi netti negativi dai fondi sostenibili. Tale inversione di tendenza aveva già fatto registrare nel 2023, negli USA, il primo anno con deflussi dalla categoria. Il significato di questo dato resta ancora poco definito, ma introduce una nota di incertezza nell’entusiasmo globale per l’ESG.
(Fonte: Morningstar 2024 Outflows; Morningstar 2023 Outflows)
ESG nelle regolamentazioni pubbliche
17. La CSRD dell’UE avrà un impatto su 50.000 aziende
Secondo la Commissione Europea, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) dell’Unione Europea—entrata nella prima fase il 1° gennaio di quest’anno—arriverà a coinvolgere 50.000 aziende. Un’analisi indipendente ha rilevato inoltre che 10.000 di queste imprese—ossia il 20%—saranno realtà straniere, incluse 3.000 aziende americane.
(Fonti: Persefoni; Wall Street Journal)
18. Esistono già quasi 2.500 policy di disclosure ESG a livello mondiale
Un report 2023 di Carrots & Sticks—un’iniziativa congiunta tra UN Environment Programme e KPMG International che monitora le regolamentazioni ESG—ha identificato quasi 2.500 policy ESG a livello globale. La maggior parte riguarda obblighi di reporting e disclosure, ma molte prevedono anche altri requisiti di sostenibilità. Il report rileva che i governi nazionali e le principali autorità amministrano quasi metà di queste policy, mentre organizzazioni, associazioni di settore, borse e organismi di vigilanza finanziaria emettono un ulteriore 45%.
(Fonte: Carrots & Sticks)
19. Tuttavia, solo il 36% di queste policy è diventato vincolante dal 2015
Il medesimo report Carrots & Sticks evidenzia una tendenza apparentemente controintuitiva emersa proprio nel 2015 (anno dell’introduzione degli SDG ONU): da allora solo un terzo delle nuove policy ESG e di sostenibilità è vincolante, mentre il 63% è volontario. Si tratta di una netta inversione rispetto ai dati del report 2020, che mostravano più policy obbligatorie che volontarie.
La conclusione è evidente: il dibattito e la retorica sull’ESG crescono in modo esponenziale, ma l’adozione di requisiti regolatori concreti—CSRD esclusa—procedono con andamento più graduale e sfumato.
(Fonte: Carrots & Sticks)
20. Le grandi aziende UE sosterranno 350.000 dollari l’anno di costi per conformarsi alla CSRD
Lo European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) stima che le grandi aziende europee quotate nei mercati regolamentati dell’UE—le prime interessate agli obblighi CSRD—affronteranno costi annuali di compliance pari a circa 350.000 dollari. Lo stesso gruppo evidenzia che tali costi «sono destinati ad aumentare sensibilmente con l’estensione dell’ambito» quando la CSRD passerà da requisiti di assurance limitati a ragionevoli. Tale passaggio è atteso nei prossimi anni.
(Fonte: EFRAG)
21. Meno di un terzo delle aziende è pronto per la CSRD e le nuove regolamentazioni ESG
La CSRD dell’UE ha avviato la propria implementazione pluriennale nel gennaio 2024, ma la maggior parte delle aziende non si sente ancora preparata per soddisfare i nuovi requisiti di assurance sui dati.
Un recente sondaggio KPMG su 1.000 executive e membri di CDA ha rilevato che solo il 29% delle aziende si considera pronto per la CSRD e gli obblighi di rendicontazione in arrivo. Il dato è cresciuto di appena quattro punti percentuali rispetto alla rilevazione 2023.
(Fonte: KPMG)
I costi della sostenibilità—e l’insostenibilità dello status quo nell’era ESG
Un dato emerge con chiarezza dalle analisi disponibili sull’ESG: la spesa aziendale per la sostenibilità e le disclosure clima supera attualmente il quadro normativo. Le imprese subiscono pressioni da clienti, investitori, organismi internazionali e numerosi altri stakeholder per aumentare la trasparenza e lavorare su obiettivi concreti di decarbonizzazione, diritti umani e altri principi ESG: il risultato sono importanti investimenti su questi fronti. Come emerge dalle statistiche sopra riportate, è altamente probabile che il mercato stesso finirà per premiare le imprese e i prodotti che rispettano il framework ESG—e sono in grado di dimostrare tali affermazioni con evidenze verificabili—mentre chi ignora sostenibilità ed etica aziendale rischierà un impatto negativo sui risultati economici.