Come affrontare la crescente complessità dell’ESG nella catena di approvvigionamento

Gestire l’ESG nella catena di approvvigionamento è sempre più impegnativo. Perché rispettare il quadro normativo è oggi più complesso che mai?

Come affrontare la crescente complessità dell’ESG nella catena di approvvigionamento

Punti salienti dell'articolo:

  • Con l'integrazione dell'ESG (ambientale, sociale e governance) nei processi di approvvigionamento, sourcing e gestione dei fornitori, le aziende sono costrette a rendere operativo un sistema non originariamente progettato per funzionare su larga scala. Anche se le autorità di regolamentazione affinano e restringono il perimetro di determinati requisiti, il divario tra aspettative normative e capacità operativa rimane.
  • Una delle sfide più significative che le organizzazioni affrontano oggi riguarda la necessità di gestire diverse normative ESG indipendenti, che possono talvolta interagire e/o sovrapporsi.
  • L’assenza di uno standard globale unificato aggiunge un ulteriore livello di complessità al raggiungimento della compliance ESG nella catena di approvvigionamento. Diverse normative, framework e organizzazioni definiscono i principali indicatori in modo differente, dalla metodologia di calcolo delle emissioni a cosa si intenda per fornitore «ad alto rischio».

Cosa significa ESG nella catena di approvvigionamento?

ESG è l’acronimo di environmental, social, and governance, un quadro di riferimento utilizzato per valutare come le aziende gestiscono la sostenibilità, le pratiche etiche e la supervisione aziendale. Sebbene l'ESG sia spesso affrontato a livello corporate, il suo impatto e rischio maggiore ricade proprio nelle catene di approvvigionamento.

Nelle catene di approvvigionamento, l'ESG include tutto, dalle emissioni di carbonio e l’uso delle risorse (ambientale), alle pratiche lavorative e ai diritti umani (sociale), fino all’etica aziendale e alla compliance presso fornitori e partner (governance). Questi criteri non sono più aspetti isolati, ma profondamente interconnessi con il modo in cui beni e materiali vengono reperiti, prodotti e distribuiti a livello globale.

Le catene di approvvigionamento sono centrali per le performance ESG perché rappresentano la maggior parte dell’impatto esterno di un’azienda. Ciò vale in particolare per le emissioni Scope 3, che includono emissioni indirette da fornitori, trasporti e uso dei prodotti. Per molte organizzazioni, le emissioni Scope 3 costituiscono la quota più rilevante dell’impronta di carbonio, rendendo fondamentale il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei fornitori. Di conseguenza, alle aziende è sempre più richiesto di dimostrare non solo la compliance interna ma una reale visibilità nonché controllo sulle proprie catene di fornitura.

Perché l’ESG nella supply chain è diventato così complesso

Ciò che in origine era prevalentemente un’iniziativa volontaria e reputazionale si è trasformato in un obbligo normativo strutturato e spesso vincolante. L’incremento di importanza e priorità ha radicalmente modificato l’approccio delle aziende all’ESG.

L’aumentata complessità della compliance ESG nelle catene di approvvigionamento è il risultato della convergenza di molteplici fattori:

  • I governi introducono normative che impongono alle aziende di misurare, riportare e gestire i rischi ESG. 
  • Gli investitori chiedono maggiori disclosure standardizzate per valutare il rischio di lungo termine.
  • I clienti e i partner d’impresa esigono sempre più che le aziende siano responsabili di come vengono reperiti e prodotti i materiali e i componenti.

Con l'ESG ormai radicato nei processi di approvvigionamento, sourcing e gestione dei fornitori, le aziende sono costrette a rendere operativo un sistema non pensato per funzionare su scala. Anche mentre gli enti regolatori raffinano e restringono il campo di alcuni requisiti, il gap tra aspettative regolatorie e capacità operativa persiste—soprattutto nelle catene di fornitura multi-livello.

Il contesto normativo in evoluzione per l’ESG

Una delle principali sfide attuali per le organizzazioni riguarda la gestione di diverse normative ESG indipendenti che possono interagire o sovrapporsi tra loro.

Nell’Unione Europea, ad esempio, la regolamentazione ESG ha subito un’evoluzione importante con il pacchetto Omnibus I. Framework come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) restano centrali, ma emendamenti recenti ne hanno ristretto il perimetro e introdotto misure di semplificazione. Queste modifiche hanno lo scopo di concentrare gli obblighi regolatori diretti sulle imprese di maggiori dimensioni e di ridurre l’onere per quelle più piccole, limitando al contempo la propagazione a cascata dei requisiti lungo la catena del valore.

Tuttavia, tali limitazioni non hanno eliminato la complessità. Le grandi aziende ancora incluse nel perimetro normativo devono comunque raccogliere, validare e rendicontare dati ESG, inclusi quelli relativi alla propria catena di fornitura. Di conseguenza, continuano a dipendere fortemente dai fornitori per dati su emissioni, pratiche di approvvigionamento, diritti umani e rischi ambientali.

Ciò comporta un impatto indiretto ma significativo. Anche le aziende non più soggette in modo diretto ad alcune normative possono essere comunque obbligate a fornire dati ESG a clienti e partner che sono tenuti a rispettare determinati obblighi di compliance. In pratica, le aspettative ESG continuano a propagarsi lungo la supply chain, senza limitarsi necessariamente ai soli adempimenti legali. Questo può confondere la distribuzione delle responsabilità, rendendo difficile definire dove terminano gli obblighi di una parte e iniziano quelli del partner di filiera. 

Contemporaneamente, le aziende che operano in più giurisdizioni devono ancora orientarsi in un contesto normativo globale frammentato. Se l’UE ha promosso la semplificazione, aree come Stati Uniti e Asia stanno sviluppando proprie regole di disclosure ESG, requisiti di due diligence e meccanismi di enforcement sul commercio. Sebbene questi framework possano sovrapporsi, non sono pienamente allineati e richiedono alle organizzazioni di gestire diversi set di obblighi contemporaneamente.

Anche le aziende non più incluse direttamente nel perimetro di alcune normative possono trovarsi comunque obbligate a fornire dati ESG a clienti e partner soggetti a obblighi di compliance.

Fonti della complessità ESG nella supply chain

Le difficoltà nella compliance ESG nella catena di approvvigionamento derivano da una serie di fattori che si riscontrano costantemente in diversi settori e regioni geografiche.

Duplicazione dei requisiti di rendicontazione

Una delle principali fonti di inefficienza è la necessità di fornire dati simili su più framework e interlocutori. Anche quando le aziende non sono direttamente soggette a diverse normative, possono ricevere richieste di dati ESG da clienti differenti, ciascuno dei quali deve adempiere ad obblighi di reporting specifici.

Sebbene i dati sottostanti—ad esempio emissioni, valutazioni dei rischi dei fornitori o documentazione di due diligence—possano sovrapporsi, differenze in formato, livello di dettaglio e aspettative di validazione costringono spesso le aziende a rispondere più volte. Questo genera ridondanze, aggrava il carico operativo e aumenta il rischio di incoerenze tra le diverse comunicazioni.

Standard e definizioni non allineate

L’assenza di uno standard globale unificato rappresenta un ulteriore livello di complessità nella gestione della compliance ESG. Diversi regolamenti, framework e organizzazioni interpretano gli indicatori chiave in modo diverso, dal calcolo delle emissioni alla definizione di «fornitore ad alto rischio».

Per le organizzazioni globali, ciò implica dover costantemente interpretare e riconciliare requisiti in conflitto. I team interni spesso devono gestire processi paralleli per rispettare aspettative differenti, aumentando il carico di lavoro e riducendo la fiducia nella coerenza e comparabilità dei dati.

Complessità delle catene di approvvigionamento multi-livello

Forse la sfida più rilevante deriva dalla struttura stessa delle moderne catene di fornitura. La maggior parte delle aziende ha rapporti diretti con fornitori di primo livello (Tier 1), ma molte non dispone di sufficiente visibilità sui livelli successivi (Tier 2 e oltre). Proprio presso questi fornitori sub-tier si originano molti dei rischi ESG più significativi.

Nonostante gli sviluppi normativi più recenti privilegino un approccio più proporzionato alla due diligence, le aziende ancora incluse nel perimetro normativo devono comunque individuare e gestire rischi ESG sia nelle proprie operazioni che lungo l’intera value chain. Ciò richiede dati affidabili dai fornitori, soprattutto nelle aree più a rischio.

Di conseguenza, la domanda di maggiore visibilità sulla catena di approvvigionamento resta alta, trainata soprattutto da realtà che devono dimostrare la compliance ESG a governi, azionisti e altri stakeholder. Queste aziende spesso trasferiscono i requisiti a monte, spingendo i fornitori a soddisfare aspettative più elevate su trasparenza, condivisione di dati e standard sui diritti umani. 

Silos di dati e frammentazione 

Anche quando i dati ESG esistono, raramente sono disponibili in una posizione centrale. Le informazioni sono spesso disperse tra sistemi di approvvigionamento, piattaforme di compliance, strumenti di sostenibilità e database fornitori non progettati per integrarsi facilmente tra loro. 

Questa frammentazione rende difficile stabilire un’unica fonte di verità per i responsabili della compliance. I team impiegano più tempo a raccogliere e riconciliare i dati che ad analizzarli, rallentando il processo decisionale e aumentando il rischio di errori.

Con l’innalzarsi delle aspettative di auditabilità e tracciabilità, i sistemi disconnessi rischiano di diventare una responsabilità crescente per le aziende che continuano a utilizzarli.

Perché gli approcci ESG tradizionali non funzionano più

Le strategie ESG tradizionali sono nate in un contesto diverso, caratterizzato da rendicontazione periodica, aspettative meno definite e enforcement limitato.

Oggi questi approcci non sono più sufficienti. I cicli statici di reporting non reggono il ritmo costante di nuovi requisiti e richieste di dati da parte di clienti e partner. I processi manuali—come fogli di calcolo e sondaggi ai fornitori—faticano a scalare su catene di approvvigionamento complesse e multi-livello composte da decine o centinaia di produttori. 

Ancora più importante, la logica della «compliance a spunta» non affronta i rischi strutturali che l’ESG mira a governare. I framework ESG richiedono una reale trasparenza, fondata su dati certi e responsabilità autentica. «Prendere per buoni i dati forniti da un fornitore» non basta più per gli enti regolatori e altri stakeholder esterni. 

Le organizzazioni che continuano a trattare l’ESG come un semplice esercizio di reporting—anziché come una sfida di gestione dati e rischio—avranno difficoltà a soddisfare sia le aspettative che i requisiti di legge.

I processi manuali—come fogli di calcolo e sondaggi ai fornitori—faticano a scalare su catene di approvvigionamento complesse e multi-livello composte da decine o centinaia di produttori. 

Come le aziende leader gestiscono la complessità ESG

Le organizzazioni che superano con successo la complessità ESG adottano un approccio più integrato e strategico rispetto agli adempimenti normativi. Invece di trattare ogni normativa o richiesta separatamente, costruiscono sistemi e processi che supportano contemporaneamente più framework e stakeholder. Ciò include la definizione di strategie centralizzate per i dati ESG, in cui le informazioni vengono raccolte una sola volta e riutilizzate per diverse esigenze di reporting e disclosure.

Le aziende all’avanguardia adottano inoltre un approccio basato sul rischio nella gestione dei fornitori, concentrandosi sulle aree di maggior rischio della catena di approvvigionamento per un monitoraggio e coinvolgimento più approfonditi. Diventa inoltre cruciale la collaborazione tra funzioni: procurement, compliance, sostenibilità e legale operano in team nella gestione e mitigazione dei rischi. 

Come semplificare la compliance ESG lungo la supply chain

Semplificare la compliance ESG non significa ridurre lo sforzo, ma eliminare ridondanze ed elevare il livello di allineamento. Il primo passo verso questo obiettivo è mappare

i requisiti (normativi e guidati dal cliente) su un set comune di dati, così da raccogliere le informazioni una sola volta e riutilizzarle per diversi scopi.

Costruire un framework interno unificato consente di garantire coerenza nella definizione, gestione e reporting dei dati ESG. Migliorare la visibilità sui fornitori, in particolare oltre il Tier 1, è essenziale per valutare correttamente i rischi e fornire una reportistica accurata. Infine, standardizzare i parametri in modo che siano compatibili con framework ampiamente riconosciuti può ridurre ulteriormente la duplicazione e rendere l’approccio più scalabile. 

Come Z2Data supporta la gestione dell’ESG nella supply chain

Il percorso dell’ESG è chiaro: le aspettative su trasparenza, responsabilizzazione e gestione del rischio continueranno a crescere, anche se le autorità di regolamentazione ridefiniranno il modo in cui tali aspettative vengono applicate. In altre parole, anche se l’UE ha «ridimensionato» la portata e gli obblighi di direttive come la CSRD e la CSDDD, non significa che i requisiti normativi saranno sostanzialmente più leggeri per i partner della catena di fornitura attivi sul campo.

Gli strumenti di compliance rappresentano una risorsa strategica per le aziende chiamate a rispettare nuove e emergenti direttive ESG. Il software di compliance Z2Data consente di adempiere a oltre 180 normative globali, incluse quelle ESG come la CSRD, la CSDDD, la UFLPA e il UK Modern Slavery Act. Z2Data applica un processo di compliance in quattro fasi che comprende:

  • Definizione dello scope dei dati
  • Due diligence
  • Analisi dei rischi di compliance
  • Report e dichiarazioni. 

La fase più rilevante è quella della due diligence, in cui Z2Data attiva campagne verso i fornitori per ottenere tutti i dati e la documentazione necessari per le normative applicabili, assicurando che i clienti non vengano travolti dai requisiti stringenti imposti dalle direttive ESG. 

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