Il Perù è il secondo maggior fornitore di rame al mondo. Le interruzioni regionali stanno mettendo a rischio circa il 30% della produzione nazionale di rame, in un mercato globale già sotto pressione.
Le spedizioni da quattro miniere che producono circa la metà del rame peruviano — Las Bambas di MMG, Cerro Verde di Freeport McMoRan, Antapaccay di Glencore e Constancia di Hudbay Minerals — sono state influenzate dall’instabilità.
Con le scorte globali di rame ai minimi storici, i prezzi sono aumentati mentre la domanda cresce. Secondo le ultime previsioni sulle materie prime di Goldman Sachs, questo cambiamento è dovuto a diverse interruzioni delle miniere e alla diminuzione degli investimenti in nuove attività estrattive di rame.
Contesto
La domanda di rame è diminuita lo scorso anno, poiché le miniere hanno rallentato la produzione a causa di fattori politici, economici e delle restrizioni dovute al coronavirus. Attualmente il maggior produttore mondiale di rame è il Cile, la cui produzione è calata rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, la richiesta di rame continua ad aumentare, in parte per la crescente domanda di tecnologie per l’energia pulita e semiconduttori. Purtroppo l’attuale attività estrattiva non riesce a soddisfare la domanda. Secondo l’International Copper Study Group (ICSG), dal 2017 al 2021 sono entrate in funzione solo due grandi nuove miniere di rame. L’avvio di nuove miniere richiede investimenti e molti anni prima che possano produrre a pieno regime.
Attualmente, due nuovi progetti greenfield stanno avviando le operazioni: Kamoa Kakula di Ivanhoe Mines nella Repubblica Democratica del Congo (DRC) e la miniera Quellaveco di Anglo American in Perù. Tuttavia, la loro produzione non basta a compensare i problemi operativi delle miniere già in funzione nel mondo.
Altri nuovi progetti minerari includono lo sviluppo della miniera El Pachon in Argentina da parte di Glencore e l’avvio della produzione del progetto Udokan Copper in Russia previsto per quest’anno.
Impatto sull’industria tecnologica
La tecnologia e i semiconduttori dipendono fortemente dal rame e l’attuale deficit è motivo di crescente preoccupazione.
Il rame si utilizza ovunque: dai circuiti integrati in silicio (IC), ai PCB, CCL, fino ai cavi esterni, connettori e cablaggi elettrici per il raffreddamento dei componenti informatici.
I substrati che trasmettono i comandi dell’utente ai chip del computer e ne restituiscono i risultati sono realizzati in rame, e le principali aziende di semiconduttori come Intel, AMD e Nvidia hanno recentemente sottolineato il ruolo cruciale dei substrati nella produzione di chip. È evidente che la carenza di rame può influire sulla disponibilità di componenti elettronici.
Lo scorso anno Vishay, Walsin e TDK hanno pubblicato PCN (Product Change Notification) e avvisi EOL (End of Life/fine vita), avendo smesso di utilizzare il rame nei loro condensatori.
Il rame è anche essenziale per soluzioni di energia pulita, come pannelli solari e batterie per veicoli elettrici. L’International Energy Agency (IEA, Agenzia Internazionale dell’Energia) prevede un aumento della domanda di rame del 45% entro il 2040, spinto dal settore dell’energia verde.
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