7 errori comuni di compliance commessi dalle aziende quando entrano in un nuovo mercato

Lei commette questi errori comuni di compliance?

7 errori comuni di compliance commessi dalle aziende quando entrano in un nuovo mercato

La conformità ambientale riguarda ogni settore e coinvolge tutte le imprese. Indipendentemente dagli obiettivi di compliance o dal settore d’ingresso, esistono errori comuni che possono compromettere l’accesso al mercato e comportare pesanti sanzioni e gravi conseguenze. È fondamentale riconoscere i rischi sottostanti che questi errori in materia di compliance comportano, anche se fino ad oggi le strategie adottate hanno funzionato. 

1) Mancanza di consapevolezza sulle normative di mercato

Lo scenario della compliance è ampio e in continuo cambiamento. Solo lo scorso anno sono state introdotte diverse modifiche normative importanti nei mercati europei e nordamericani. È facile tralasciare responsabilità che ricadono sull’impresa. Un errore frequente è la semplice mancata conoscenza delle regole e normative a cui si può essere soggetti nei diversi mercati. Solitamente, le aziende si concentrano sulla compliance a livello federale o nazionale o rispettano solo regolamentazioni note come REACH e RoHS. È però essenziale considerare che ciascun mercato è unico e presenta diversi livelli di obblighi di compliance: da singoli stati e paesi fino alle autorità di governo di livello superiore, e persino regolamenti di portata internazionale. Anche la portata di questi obblighi può variare e, benché un intero prodotto possa sembrare conforme, una singola parte o un materiale omogeneo al suo interno può determinare una non conformità, a seconda della norma di riferimento. Sebbene il rispetto delle principali normative possa offrire una protezione grazie alle sovrapposizioni, persistono comunque lacune che possono esporre a rischi di violazione.

2) Mancato aggiornamento sulle novità normative

La compliance non è un’attività una tantum. Non monitorare gli aggiornamenti di regole e normative può rendere inefficace l’intera strategia, azzerando gli sforzi fatti. Se alcune normative sono aggiornate regolarmente, altre subiscono variazioni assai meno prevedibili. Occorre non solo verificare le regole attualmente in vigore, ma anche prestare attenzione all’introduzione di nuove normative o a variazioni di campo di quelle esistenti che potrebbero improvvisamente interessare l’impresa.

3) Strategia reattiva

Alcune aziende scelgono di affrontare la compliance solo quando necessario, rimandando le responsabilità. Una tattica che, sebbene possa sembrare efficace per normative soggette a controlli post-vendita, è rischiosa e può comportare sanzioni onerose e perdita di accesso al mercato. Adottare strategie proattive migliora l’efficienza e consente notevoli risparmi. Anche se alcune aziende ritengono la proattività impossibile negli scenari attuali, evitare i primi due errori permette di avere una visione chiara sull’evoluzione delle normative e di conoscere anticipatamente le scadenze, consentendo un’adeguata preparazione invece che dover semplicemente gestire le conseguenze.

4) Comunicazioni interne ed esterne inefficaci

Che si tratti della comunicazione tra la casa madre e i diversi reparti, all’interno di un team di prodotto o con i fornitori, incomprensioni possono compromettere ogni sforzo in ambito compliance. Occorre identificare con precisione i responsabili della compliance sia a livello di prodotto che di azienda, per evitare che dettagli fondamentali vengano trascurati. È altresì essenziale che il team comprenda l’importanza delle proprie attività di compliance e conosca le regole da rispettare, così da poter segnalare tempestivamente criticità e condividere informazioni rilevanti. Il dialogo con i fornitori è cruciale per la due diligence: eventuali fraintendimenti possono compromettere i rapporti e causare l’assenza di documentazione necessaria relativa a componenti e prodotti. Queste incomprensioni possono inoltre portare a settimane o mesi di lavoro sprecato, raddoppiando i tempi necessari per la correzione.

5) Gestione documentale carente

Anche se può sembrare un errore banale, esistono aspetti fondamentali della gestione documentale spesso trascurati. Molte normative richiedono di conservare la documentazione relativa alla compliance per diversi anni, ma spesso questi archivi risultano incompleti o inaccurati. Dimostrare l’adeguata due diligence agli enti regolatori risulta molto difficile in presenza di documentazione errata o obsoleta associata a un componente. Anche completare le attività di due diligence può essere impegnativo se i documenti di acquisto sono errati o mancanti. È importante instaurare abitudini rigorose di archiviazione all’interno di tutti i reparti coinvolti nella gestione del prodotto e garantire che i responsabili comprendano il valore di ogni singola informazione. In caso di non conformità, gli enti regolatori che Revisionano i registri considerano dati errati o mancanti come una mancanza di due diligence, aggravando così la gravità delle conseguenze.

6) Mancanza di criteri di organizzazione dei dati

Qualunque sia la quantità di documenti a disposizione, se non sono reperibili o collegabili ai componenti corretti, l’informazione risulta inutile. È fondamentale poter collegare i componenti alle relative entità di livello superiore, fino al prodotto finale, per determinare correttamente lo stato di compliance su più livelli. La prova di non conformità di un componente può essere individuata anche su altri prodotti che utilizzano lo stesso componente, se i dati sono ben organizzati e correlati. Silos informativi aumentano il rischio di incomprensioni e comportano un carico di lavoro aggiuntivo. Informazioni statiche non sono valide come due diligence per direttive come la RoHS UE, che richiedono evidenza di «living documents». Con l’aggiornamento delle normative, un sistema ben organizzato e strutturato rende più efficiente la revisione dei documenti, riducendo tempi, costi e rischi di non conformità.

7) Mancata integrazione

Una qualsiasi strategia di compliance può essere meglio di nessuna, ma considerando l’impegno, il tempo e le risorse necessari per ottenere la conformità, non ha senso non integrare la propria strategia per supportare le attività operative e prevenire risultati disastrosi. Ognuno degli errori sopra può manifestarsi su più livelli e limitare gli sforzi a una fase conclusiva può vanificare anni di lavoro. Integrare la compliance sin dalle fasi iniziali di sviluppo e in tutto il processo aziendale, attraverso protocolli condivisi, collaborazione e comunicazione chiara e gestita, rende la compliance più facilmente raggiungibile e migliora la redditività.

La compliance ambientale è di per sé complessa, ma questi sette errori comuni ne amplificano le difficoltà. Evitandoli, sarà possibile sviluppare o perfezionare strategie di compliance e ridurre i rischi per l’azienda. Programmi di compliance che considerano questi aspetti favoriscono inoltre l’accesso al mercato, la redditività, la reputazione pubblica e l’efficienza.